Salta al contenuto principale

Abruzzo: In arrivo denunce per il blackout, le vittime per il freddo e Rigopiano...

di Anonimo
9 minuti

Il Forum H2O prosegue la disamina del disastro che ha colpito l'Abruzzo e dopo l'esposto sul Rigopiano si prepara ad affrontare la questione del blackout che ha lasciato l'Abruzzo nel medioevo per una settimana e il caos politico-istituzionale. Due fattori che hanno contribuito a mettere in ginocchio un'intera regione dal punto sociale, economico ed ambientale nonchè di immagine.

Per il Forum H2O quello che è accaduto segna uno spartiacque nella storia della regione e forse per alcune vicende, anche per l'intero paese. Erano decenni, forse dal 1980 in Irpinia, che sul campo non si vedeva una tale irresponsabilità e una totale disorganizzazione, con la liquefazione dello scheletro dello Stato in un'area così vasta. Di fatto hanno operato tanti singoli, quasi sempre con abnegazione e spirito di servizio che a volte hanno sconfinato nell'eroismo a cui va il nostro rispetto e ammirazione, ma in un quadro di totale impreparazione a gestire un fenomeno largamente previsto.   L'emergenza, in maniera purtroppo spietata, ha disvelato il fallimento complessivo dell'azione amministrativa e politica di decenni a partire dalla programmazione errata degli investimenti sul territorio, tutti incentrati su grandi opere e non sulla cura dell'esistente, a partire da strade e reti elettriche di Terna ed Enel. Basti pensare che in Abruzzo il principale investimento di Terna, realizzato con i soldi dei cittadini, è un cavo dal Montenegro che vale un miliardo di euro e di cui neanche Terna riesce ad individuare bene la funzione. Non osiamo immaginare quanti tralicci potrebbero essere sostituiti in Abruzzo o almeno manutenuti e in diversi tratti le reti interrate, con un miliardo di euro! Sono saltati anche tutti i processi gestionali, da quelli organizzativi relativi alla prevenzione a quelli dell'emergenza. La scena del Presidente della Regione D'Alfonso che cerca di risolvere un'emergenza che vedeva colpite 500.000-700.000 persone attraverso la sua pagina facebook (facebook!) personale, al di fuori di ogni procedura prevista, rivendicandolo pure senza neanche accorgersi che era proprio la prova del fallimento, sia un'immagine che a nostro avviso ha il sapore della farsa, se non ci fosse il dramma vero. Rimarranno scolpite nella nostra memoria le parole inutili dell'"Imaginifico telefonista sollecitatore fra Enel e Terna" come è stato definito efficacemente il massimo esponente dell'istituzione regionale da un ex presidente di provincia.   Il nostro programma di lavoro delle prossime settimane prevede:   -esposti a tutte le procure abruzzesi, a quella di Roma e a quella di Milano sulla questione blackout. Alcuni sindaci hanno depositato denunce alla Magistratura e ci aspettiamo che ne arrivino molte altre da istituzioni, associazioni, cittadini. Anzi, ci pare incredibile che la stessa Regione non abbia già depositato la propria. Non sappiamo come si stiano coordinando le Procure ma riteniamo che sia necessario, se non lo hanno già fatto, creare un pool investigativo vista la mole di lavoro che hanno davanti, a partire dall'analisi delle strategie d'azienda per verificare se tutto ha funzionato oppure se vi sono responsabilità da perseguire anche per l'uso di soldi pubblici. A nostro avviso la ricerca della verità va allargata, vagliando l'attività del Ministero dello Sviluppo Economico, che sovrintende le reti e a cui abbiamo inviato il primo messaggio di allarme già lunedì 16 alle ore 12:04. Poi l'Autorità dell'Energia, che dovrebbe sorvegliare l'azione delle aziende, visto che è riuscita recentemente anche a premiare Terna per il Villanova - Gissi con 19 milioni di euro delle nostre bollette. Una beffa! -Esposti sul caos organizzativo istituzionale in tutte le procure abruzzesi. La filiera prevista della Legge 225/1992 sulla Protezione Civile, così come recepita e organizzata dalla legge regionale e dai documenti di programmazione dell'Assessorato competente, ci pare essere saltata fin dalla fase di prevenzione, a partire dalla consapevolezza di non avere i mezzi necessari per affrontare il maltempo che era stato preventivato nei minimi particolare dai siti meteo (2-3 metri di precipitazioni da Lunedì 16 erano previsti da giorni e giorni). Chi ha "disorganizzato" il sistema con le conseguenze che abbiamo visto?   Vogliamo ricordare che in questa tragedia ci sono stati morti asfissiati dopo aver usato un generatore per scaldarsi, morti di ipotermia, feriti. Crediamo che morire nella tormenta dopo aver scritto l'ultimo messaggio su facebook "Dove siete quanto servite!?", come ha fatto Mattia Marinelli, sia un atto di accusa che deve avere soddisfazione. Anche per la loro memoria e per i loro congiunti dobbiamo e vogliamo contribuire alle azioni volte ad ottenere giustizia.   Il Forum H2O vuole proporre un'azione di medio-lungo periodo con cittadini ed altre reti di associazioni per approfondire le gravissime criticità emerse e promuovere soluzioni, a partire dalla profonda revisione del Masterplan sul quale sembra che si stia formando largo consenso sociale ed istituzionale, affinchè non avvenga il definitivo collasso economico, sociale ed ambientale della regione. Per realizzare tutte queste attività in forma partecipata una prima assemblea aperta a tutti è in programma il prossimo 4 febbraio a Pescara alle ore 17 presso la Libreria Primo Moroni.   Per quanto riguarda la tragedia del Rigopiano crediamo che ormai sia evidente a tutti che quel fenomeno, seppur importante, era tutto tranne che "imprevedibile", considerati i contenuti inequivocabili dei verbali della Commissione valanghe del Comune di Farindola. Rimandiamo a due ricostruzioni complete elaborate dai docenti dell'università di Camerino ("Rigopiano, analisi geologica di una tragedia", http://www.cronachemaceratesi.it/2017/01/23/rigopiano-analisi-geologica-di-una-tragedia/915930/) e della geologa Trevisan per il sito specializzato www.meccaniciterrestri.it ("Analisi della pericolosità geomorfologica di Rigopiano" http://www.meccaniciterrestri.it/articoli/71-analisi-geomorfologica-di-rigopiano). D'altro lato la prima ricostruzione in tal senso era stata quella del Prof. Brozzetti dell'Università di Chieti al Tgr Rai con Ezio Cerasi già 10 giorni fa. Ieri a L'Arena le parole del geologo Tozzi e del Prof. Mele, ingegnere strutturale e professore ordinario a "La Sapienza" di Roma, che ha curato la ricostruzione del Friuli, sono state inequivocabili e durissime (Mele "aver costruito lì è stato il trionfo dell'imbecillità"). Anche tra i maggiori esperti di montagna abruzzese, Stefano Ardito e Giampiero Di Federico, hanno usato parole chiare sulla pericolosità di quel vallone. Per parte nostra abbiamo aggiunto elementi di conoscenza oggettiva, dallo scovare e pubblicizzare la mappa geomorfologica della regione, che fin dal 1991 descriveva quei detriti su cui sorgeva il Rigopiano come "Conoide attivo" e le foto aeree dal 1945 in poi che evidenziano in maniera incontrovertibile vaste aree denudate da un evento altrettanto imponente avvenuto ante 1945. Siamo stupiti che continuino a girare ipotesi basate totalmente sull'autoreferenzialità, che provano a supportare facili ipotesi "assolutorie" senza mettere la comunità davanti a dati e valutazioni di esperti e scienziati. Si racconta dell'esistenza di un monastero benedettino, che non vuol dire nulla, visto che nelle Gole di Fara S. Martino sulla Majella il monastero sempre benedettino che da il nome alle gole fu sommerso proprio da un conoide attivo! Non è detto che la "sapienza degli antichi" sia così preveggente, altrimenti dovremmo costruire le case ancora con le tecniche del '500 con i muri "a sacco" che crollano alla prima scossa. Anche l'indicazione della presenza di alberi secolari di 300-400 anni non sappiano da quali elementi oggettivi derivi, visto che le foto aeree del 1945 mostrano un'area praticamente rasata a zero di alberi sia lungo il canalone sia sul conoide, segno che, come ha detto l'Università di Camerino, lì i fenomeni gravitativi sono "abituali" considerata anche la "giovinezza della vegetazione" come desunta dall'analisi delle foto aeree sull'altezza degli alberi e la densità dei tronchi. Non facciamo un buon servizio alla comunità abruzzese, a partire da quella di Farindola, se praticamente si cercano "capri espiatori" consolatori come i cambiamenti climatici, che pure combattiamo ogni giorno, o nevicate "imprevedibili" che, seppur anomale, non sono eccezionali, senza affrontare la dura realtà che abbiamo di fronte. Il conoide in questione era attivo da millenni e quindi antecedenti alla crisi climatica innescata dall'uomo. A parte l'ovvia questione della pulizia della strada che la Magistratura sta valutando, l'altra domanda che abbiamo davanti è: come è stato possibile ampliare un hotel che non doveva essere lì in uno dei posti sottoposto, purtroppo solo sulla carta, a quasi tutti i vincoli: zona agricola; A1 del Paesistico, Parco nazionale, Sito di Interesse Comunitario, Zona di Protezione Speciale, vincolo idrogeologico, terreno demaniale?
Alleghiamo la foto aerea del 1954 e la mappa ufficiale della regione abruzzo già divulgata lunedì scorso con la legenda evidenziata di "conoide attivo" 
Segreteria Operativa Forum Abruzzese dei Movimenti per l'Acqua 

Commenta

CAPTCHA

Commenti

Enel - che le tenebre siano con voi
Direi che è il minimo..