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Il Cirsu è inquinamento Regionale

di Anonimo
3 minuti

Ieri, finalmente, è arrivato il primo segnale positivo da parte della Regione sul Cirsu.
Ci sono voluti due sopralluoghi dell’ARTA e due interpellanze con le quali ho messo a nudo tutte le criticità della gestione del sito di Grasciano, per riuscire a smuovere qualcosa. Segnale positivo in senso lato, comunque, visto che si tratta del solito rimedio dell’ultima ora che non restituisce affatto al Polo Tecnologico di Grasciano quel ruolo centrale nella gestione e trattamento dei rifiuti che, nelle intenzioni originarie, avrebbe dovuto avere ma, perlomeno, consente, nell’immediato, di tutelare la salute e la sicurezza dei cittadini. 
Sono anni che le attività del Cirsu vanno avanti nella violazione più assoluta delle prescrizioni dettate dalla Regione, senza le necessarie garanzie finanziarie ed economiche, senza il rispetto delle norme in materia ambientale, senza l’adeguamento degli impianti. Ed il risultato è sotto gli occhi di tutti: trattamento di rifiuti non autorizzati, fallimento della società operativa Sogesa con conseguente perdita di lavoro per decine di operai, fallimento dello stesso Cirsu per i debiti accumulati, odori molesti ed emissioni di sostanze inquinanti nell’ambiente. Eppure nonostante un quadro così devastante, nonostante già ad agosto 2014 avessi segnalato alla Giunta tutte le problematiche e zone d’ombra che circondavano il sito di Grasciano chiedendo di intervenire immediatamente, il Cirsu ha continuato ad operare con continue proroghe ed il beneplacito della Regione. 

Ed avrebbe continuato così, visto che la curatela fallimentare a dicembre aveva richiesto al SGR un’ulteriore proroga. Fortunatamente le violazioni segnalate dall’ARTA, le indagini della Procura e le mie segnalazioni attraverso la nuova interpellanza, sono servite ad accendere i riflettori sulla vicenda tanto che la Regione non ha potuto più far finta di nulla. E così ci ha messo una pezza, disponendo la sospensione delle attività autorizzate con Aia al fine di evitare il protrarsi delle violazioni accertate dall’ARTA ed avviare gli interventi necessari alla rimozione delle criticità. 
Un modus operandi cui una certa politica ci ha abituato: accorgersi, cioè, delle cose che non vanno solo quando se ne sono accorti persino i muri e la pressione mediatica è così forte da rendere impossibile ogni ulteriore inerzia. E a dimostrarlo il fatto che solo ieri la Regione pare essersi resa conto che il Cirsu non avrebbe più potuto operare dal 10 settembre 2015, giorno della adozione della sentenza di fallimento, poiché uno dei requisiti imprescindibili per ottenere l’aia, requisiti individuati dalla stessa Regione con DGR 1227/2007, è il non trovarsi, per l’appunto, in stato di fallimento.

Morale della favola? Mentre il sindaco Mastromauro, a differenza del suo collega Di Bonaventura, elogia e foraggia il suo gioiellino ben sapendo che è stato ridotto ad una scatola di latta, mentre la Regione dorme sonni tranquilli, gli ignari cittadini pagano tasse sempre più alte in cambio di immensi cumuli di rifiuti e di un’aria nauseabonda e infestata da sostanze inquinanti.

Riccardo Mercante- Consigliere Regionale Movimento Cinque Stelle

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Ottima opportunità per la Team: sostituirsi al Cirsu e finalmente guadagnare di più, per poi abbassare le tariffe. Insomma un business a scopo sociale. Infondo Teramo ha Carapollo che è più di una semplice discarica è una intera località ormai discaricata. Una vera fortuna ( si fa per dire) Sfruttiamola no?