TERAMO – A volte basta una telefonata per raccontare una città meglio di cento segnalazioni.
Quella arrivata alla nostra redazione è la voce di una donna di 90 anni. Non denuncia un’aggressione, non chiede interventi straordinari e non pretende privilegi. Vorrebbe soltanto poter arrivare la mattina presto ai giardini Marcozzi, prima della messa, sedersi su una panchina con il giornale e trascorrere qualche minuto all’ombra insieme alla sua cagnetta.
Un gesto normale che, racconta, è diventato sempre più difficile.
Non torneremo sull’ennesimo intervento di un’ambulanza nella zona. Non torneremo sui bivacchi, sull’abuso di alcol e sostanze stupefacenti o sulle continue segnalazioni che interessano da tempo i portici e le sedute dei giardini.
Questa volta basta ascoltare lei.
«Siamo sole, io e Fede, la mia cagnetta di 14 anni. Lo stato di abbandono e di inciviltà in cui vedo la mia città mi provoca molto dispiacere».
La signora tiene anche a chiarire che la sua non vuole essere una battaglia politica.
«Non è una questione politica, caro Falconi. Io ho votato sempre a sinistra, ma le assicuro che non mi riconosco nello stato di insicurezza e di menefreghismo verso noi fragili».
Una testimonianza che non chiede slogan e neppure contrapposizioni. Chiede educazione, rispetto e la possibilità che un giardino pubblico possa essere frequentato serenamente da tutti: anziani, famiglie, bambini, giovani.
Poi arriva la domanda che vale più di qualsiasi commento:
«Avrò il diritto, a 90 anni, di pretendere educazione e civiltà urbana?».
Forse il punto è tutto qui.
Una città dovrebbe essere giudicata anche dalla libertà con cui una donna di 90 anni può uscire di casa, sedersi su una panchina e leggere il giornale senza sentirsi fuori posto.
Non dovrebbe essere una concessione. Non dovrebbe essere un privilegio.
Dovrebbe essere normalità.
E se persino questa normalità diventa una richiesta da rivolgere pubblicamente alle istituzioni, allora la domanda della signora non può rimanere senza risposta.
Chi le restituisce quella panchina, quell’ombra e soprattutto il diritto di sentirsi ancora a casa nella propria città?
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