TERAMO – Due procedure diverse, un articolato quadro di contestazioni amministrative e giuridiche e una richiesta che torna in entrambe le memorie: intervenire in autotutela.
È questo il cuore dei due dossier trasmessi alla Provincia di Teramo e, per conoscenza, anche ad altri organismi istituzionali. Il primo riguarda il servizio di ispezione e classificazione di 207 ponti e viadotti provinciali secondo il D.M. 204/2022; il secondo l’accordo quadro per i lavori di miglioramento delle barriere e delle protezioni stradali.
Va precisato che si tratta delle contestazioni formulate dai segnalanti e contenute nelle memorie, non di irregolarità definitivamente accertate.
Il dossier sui 207 ponti
La prima memoria riguarda l’affidamento per le ispezioni dei ponti provinciali. Secondo quanto sostenuto nel documento, una delle società del raggruppamento temporaneo, che indicheremo come X, non avrebbe presentato una propria manifestazione di interesse nell’indagine di mercato, pur entrando successivamente nel RTI affidatario.
Gli estensori contestano inoltre la presenza dei requisiti tecnico-professionali richiesti per l’esecuzione del servizio e, in particolare, la certificazione specialistica prevista dall’avviso pubblico.
Ma il passaggio più delicato riguarda la conclusione del rapporto contrattuale. Secondo la memoria, dopo 177 giorni il servizio non sarebbe stato completato e sarebbero state consegnate soltanto bozze di schede ispettive, definite non validate, non certificate e non firmate da un tecnico abilitato.
La contestazione è particolarmente rilevante perché quelle bozze, secondo i firmatari della memoria, non potrebbero sostituire la classificazione prevista dalla normativa per i 207 ponti e viadotti.
Nel mirino finisce anche la scelta della Provincia di arrivare a una risoluzione consensuale del contratto. Secondo il dossier, una soluzione di questo tipo avrebbe evitato le conseguenze proprie di una risoluzione per inadempimento, tra cui l’applicazione delle penali, l’escussione della garanzia definitiva e le eventuali segnalazioni ad ANAC.
Viene poi contestata la mancata pubblicazione dell’accordo di risoluzione, sottratto alla pubblicazione con una motivazione legata alla privacy, oltre alla mancata escussione della garanzia definitiva, circostanza sulla quale gli estensori prospettano un possibile profilo di danno erariale.
La memoria contesta anche alcuni passaggi della risposta fornita dalla Provincia alla stampa. In particolare viene ricordato che una dichiarazione resa agli organi di informazione non sostituirebbe, secondo i segnalanti, una risposta formale alla diffida. Inoltre, alla data indicata nel documento, non sarebbe risultato un nuovo CIG nella banca dati ANAC per un successivo affidamento del servizio di sorveglianza dei ponti.
Tra le richieste finali figurano l’annullamento in autotutela della determina di risoluzione, l’applicazione delle penali, l’escussione della garanzia definitiva, la pubblicazione dell’accordo, la reindizione della procedura con operatori qualificati e il divieto di utilizzare le bozze delle schede ispettive come base per ulteriori attività amministrative o tecniche.
Il secondo fronte: la gara per i guardrail
Il secondo documento riguarda invece l’accordo quadro per i lavori sulle barriere stradali provinciali.
Anche in questo caso una delle società del RTI, indicata come X, è al centro delle contestazioni. La memoria sostiene che la società non sarebbe in possesso della qualificazione SOA OS12-A relativa alle barriere e protezioni stradali, pur facendo parte del raggruppamento aggiudicatario. Gli estensori ritengono che tale carenza avrebbe dovuto comportare l’esclusione dell’intero RTI.
Un ulteriore rilievo riguarda il DGUE. Secondo il documento, X avrebbe dichiarato di non partecipare in forma associata nonostante risultasse mandante del raggruppamento.
La memoria si sofferma poi sulla modifica del criterio di aggiudicazione. Nell’avviso iniziale era previsto il criterio del minor prezzo, mentre successivamente sarebbe stata scelta l’offerta economicamente più vantaggiosa, con 85 punti tecnici e 15 economici. Secondo il documento, il cambio non sarebbe stato adeguatamente motivato e avrebbe inciso sul risultato finale della procedura.
Viene evidenziata anche un’anomalia nella griglia di valutazione tecnica: un criterio indicava un massimo di 30 punti, mentre i sub-criteri specificamente individuati ne totalizzavano soltanto 20. Dieci punti, secondo la memoria, sarebbero quindi rimasti privi di una predeterminazione analitica.
Infine il capitolo relativo al contratto collettivo applicato. Il capitolato indicava un CCNL del settore edilizia, mentre la società X applicherebbe un contratto del settore multiservizi. Gli estensori sostengono che agli atti non risulti la necessaria dichiarazione di equivalenza delle tutele.
Due procedure, la stessa richiesta: fare chiarezza
I due dossier seguono strade diverse ma arrivano a una conclusione simile: chiedono alla Provincia di Teramo di riesaminare gli atti e di valutare l’annullamento in autotutela.
Sul fondo resta soprattutto il tema della sicurezza delle infrastrutture. Nel dossier sui ponti si sostiene che i 207 manufatti siano ancora privi di una classificazione di rischio validata secondo le modalità previste dal D.M. 204/2022.
Ora la questione si sposta sul piano istituzionale. Le memorie sono state formalmente trasmesse e chiedono risposte puntuali su requisiti, procedure, garanzie e responsabilità amministrative. Saranno gli enti destinatari, attraverso gli atti ufficiali e gli eventuali approfondimenti di competenza, a stabilire se le contestazioni sollevate abbiano o meno fondamento.
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