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IZS: L'ex direttore Caporale risponde al direttore Arnolfo

di Anonimo
29 minuti

Mentre il figlio del Professore Caporale è impegnato nell'ultima parte del concorso-Izs, l'ex Direttore trova il tempo giusto per rispondere al Direttore Arnolfo.
La lettura è consigliata agli stomaci forti. 
(f.to teramonews)

Oggetto: Esset aliquod inbecillitatis nostrae solacium rerumque nostrarum si tam tarde perirent cuncta quam fiunt: nunc incrementa lente exeunt, festinatur in damnum(*).

Si sono premurati di recapitarmi la lettera del direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell'Abruzzo e del Molise del 16 luglio n. 13062 in cui mi si dedicano considerevoli attenzioni e premure. Come è noto da quando sono in pensione evito in tutti i modi di parlare dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell'Abruzzo e del Molise. Mi corre l’obbligo, però, a questo punto di fare alcune precisazioni non al/ai redattore/i della lettera, ma agli indirizzati perché alcune cose siano messe in una più ragionevole prospettiva. Mi scuso in anticipo per la lunghezza di questa mia, ma devo rispondere a una serie di florilegi non proprio intelligenti che una serie di individui continua a blaterare, una sorta di “rosario” iniziato dal 1° Novembre 2011. Naturalmente sin d’ora mi dichiaro pronto a qualunque pubblico confronto sul contenuto di questa nota o qualsivoglia altro argomento nel periodo che va dal 1949, giorno in cui ho messo piede per la prima volta a Campo della Fiera 9, al novembre 2011 quando mi fu ingiunto di non metterci più piede. Inizio dalla fine della lettera, a proposito “dell’oblio” che dovrebbe essere il destino dei direttori degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali e, presumo, anche degli altri lavoratori degli Istituti. Ai redattori deve essere sfuggito che i dieci Istituti in Italia portano il nome di altrettanti direttori, anche quello di Teramo. Per chi non lo sapesse o lo avesse dimenticato, Giuseppe Caporale cui è dedicato l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell'Abruzzo e del Molise e Francesco Gramenzi, cui è dedicato il CIFIV, non erano dei frati cistercensi. Sono stati entrambi direttori dello stesso Istituto dal 1946 al 1976 e dal 1976 al 1998, rispettivamente. Quando si entra nell’Istituto di Brescia all’entrata ci sono le gigantografie di tutti i direttori di quell’Istituto, compresi i facenti funzione!!! I direttori e tutti gli altri dipendenti, che hanno contribuito a costruire e gestire gli Istituti, sono da sempre ricordati e onorati. Lo erano anche a Teramo, fino al 2012. Senza di loro il presente molto semplicemente non esisterebbe. Solo l’arroganza smisurata di nani, che si credono giganti solo perché vivono appollaiati sulle spalle di chi li ha preceduti, può negare o dimenticare questo semplice paradigma. Non descriverò cosa è stato realizzato nel periodo in cui sono stato direttore. Chi non se lo ricordasse può farsi dare il libro “Vent’anni” scritto da Manuel Graziani, magari sotto il nuovo titolo de “Il libro nascosto”. Ma giusto per citare quattro cifre. Nel 1989: 104 dipendenti (un solo assistente veterinario e un solo laureato nei servizi amministrativi), una decina di precari e borsisti e 2 (due) giovani ex-285; 2011 oltre 400 fra dipendenti, contrattisti e cooperativa di servizi. In pratica, forse un paio o poco più degli attuali dipendenti non sono stati assunti nel “famigerato ventennio”! Il patrimonio immobiliare dell’Istituto al contempo è stato moltiplicato di 5-6 volte e l’avanzo nell’esercizio 2011 era di oltre € 6 milioni. Sette pubblicazioni scientifiche nel 1990, 117 nel 2010; 4 centri nazionali di referenza riconosciuti e uno in itinere; 3 laboratori nazionali di referenza riconosciuti; 4 laboratori di referenza ed un centro di collaborazione internazionali riconosciuti e un centro di collaborazione internazionale in itinere. Una rivista che è stata la prima - forse la sola? - rivista veterinaria italiana a vedersi riconosciuto il fatto di essere “impattante”. E l’organizzazione, che l’attuale direttore generale criticò già nelle sua prima intervista a Teramo e per la quale l’Istituto ha ricevuto il premio del Presidente della Repubblica? Parliamone insieme.

Questa è la vostra eredità questa è mia eredità. Un’eredità di cui sono terribilmente orgoglioso e di cui spero siate anche voi orgogliosi. Essa, in ogni caso, ci permette di dire: abbiamo lasciato più di quanto abbiamo ricevuto, come, d’altronde, è normale che sia. Quando non ci si riesce, si deve riconoscere di aver fallito e nessuna accusa o recriminazione nei confronti di chi ti ha preceduto può in alcun modo diminuire l’entità del tuo fallimento. Un già vissuto per l’Istituto a cavallo degli anni post -’76 nel secolo scorso. Allora l’imputato era “la gestione privatistica” dell’Amministrazione precedente. Quanto poi al fatto che l’Istituto abbia vissuto un quadriennio caratterizzato da “tanti problemi ed ostacoli” credo, a giudicare dalle notizie apparse su tutti gli organi di informazione, che queste siano da imputare in modo pressoché esclusivo alla disastrosa contrapposizione che ha caratterizzato i rapporti tra direzione generale, consiglio di amministrazione e collegio dei revisori dei conti. Organi designati ed insediati dal Ministro del peggior governo nazionale a memoria d’uomo e dai vari Chiodi, Gatti, Di Dalmazio a loro volta componenti del peggior governo dell’Abruzzo in assoluto. Un governo regionale, che ha fatto tutto, ma proprio tutto il possibile per far del male all’Istituto: dalla vicenda della nuova sede, al mancato appoggio alla richiesta del riconoscimento dell’Istituto come Ente a carattere nazionale, ai mancati rimborsi per i danni del terremoto aquilano destinati alla costruzione del Centro internazionale di sicurezza alimentare, al rifiuto di chiedere al Governo, che pur lo aveva recepito, il rispetto del deliberato del Parlamento l’affidamento ufficiale del sistema informativo nazionale della sicurezza alimentare, al mancato pagamento di quanto dovuto dalla Regione all’Istituto - oggi invocato, sbagliando, come causa del mancato pagamento indennità e incentivazioni - , al mancato pagamento delle spese per il canile rifugio del Comune, al mancato intervento nella ripartizione delle risorse in conto capitale del fondo sanitario nazionale e ciò, al lordo dell’ignobile campagna di comunicazione a più voci orchestrata per calunniare la gestione dell’Istituto. Gli attuali organi dell’Ente sono il portato di un accordo trasversale, tutto iscritto all’interno delle truppe di ex-democratici cristiani teramani di quinta file sopravvissuti della prima Repubblica - o dei loro figli -. Si sono furbescamente distribuitisi fra i due schieramenti apparentemente antagonisti, ma in realtà sempre stati d’accordo su tutto, in particolare sulla questione Zooprofilattico. Che gli attuali organi dell’Istituto, le invereconde vicende delle varie leggi regionali, e dei vari bandi per direttore generale, siano figli di questo tipo di accordi è evidente. La responsabilità oggettiva è equamente distribuita fra i vari Chiodi, Gatti, Di Dalmazio, Ginoble, Di Pasquale e compagnia cantando. Politicanti teramani che non hanno mai fatto alcunché di positivo per l’Istituto.

Mai visto un provvedimento a suo favore anche quando era atto dovuto, né hanno mai speso una parola per difenderlo in sede nazionale, anche quando avrebbero potuto e dovuto intervenire. Se si hanno dubbi si verifichi quanto le parole e silenzi nei consigli regionali e comunali, sulla stampa e nei rendiconti parlamentari. Da questo coacervo di politicanti emergono due eccezioni, il prof. Sperandio e la dott.ssa Castellani unici emuli dei mai abbastanza compianti Gennaro Valeri e Emilio Mattucci. Donne e uomini politici che hanno sempre appoggiato l’Istituto in tutte le sedi, facendogli anche arrivare importanti risorse finanziarie aggiuntive. Nella cosiddetta seconda Repubblica l’Istituto è sempre stato tanto difeso e aiutato da politici non teramani - un esempio su tutti il presidente Giovanni Pace – quanto attaccato dai politicanti della città di Teramo e provincia! Sulle presunte “macerie amministrative” che sarebbero state ereditate, allego, per chi avesse voglia di approfondire la cosa delle memorie su: i cosiddetti tecnici laureati addetti ai laboratori, le mancate entrate, che sarebbero la causa delle inaudite sospensione del pagamento delle incentivazioni al comparto e della riduzione dello stipendio dei dirigenti, la Fondazione Alimentaria e la società Lavoro srl. Vorrei fare un invito, ancorché in modo sommesso. Leggete gli atti amministrativi relativi a quelle che nella missiva sono definiti come emblematici “delle macerie amministrative”. Scoprireste che i dirigenti responsabili di tutti questi procedimenti sono tutt’ora in servizio in “quelle strutture amministrative che hanno operato in presenza delle straordinarie difficoltà prodotte dalla concomitanza di indagini, talvolta particolarmente penetranti e gravose, condotte dall’Autorità giudiziarie”. Le stesse ”osannate” nella lettera del 16 luglio - in cui chissà perché si dimenticano i dirigenti dei servizi tecnico-scientifici ed il resto del personale -. Tutti ,ma proprio tutti i/le dirigenti amministrativi/e in servizio negli anni della generazione delle ipotetiche “macerie amministrative” sono ESATTAMENTE le/gli stessi/e che sono in servizio oggi, ad esclusione, purtroppo, di qualche brava/o dipendente oggi in pensione.

L’unica differenza rispetto al passato è il direttore amministrativo. È forse lui la presenza salvifica? Come ho già detto sopra, non è che magari la principale causa dei “tanti problemi ed ostacoli” vada ricercata nella lotta senza quartiere che si sono fatta, praticamente dal primo giorno di insediamento, gli organi dell’Ente? La fitta mole di documenti agli atti, i comunicati stampa, le vertenze giudiziarie in essere, ivi compresa quella relativa alla vicenda dei tecnici laureati, mi pare ne costituiscano una testimonianza oggettiva. Uno scontro permanente di cui la direzione generale, per ruolo e funzione, ha la maggiore per non dire l’esclusiva responsabilità. Non mi pare particolarmente intelligente affermare, come subdolamente dichiarato nella nota inviata al personale il 16 luglio, che io non avessi il coraggio di assumermi le mie responsabilità perché non c’è la mia firma nei verbali delle sedute amministrative. Gli atti deliberativi o meglio i verbali delle sedute amministrative, per legge e consuetudine , erano firmati solo dal presidente/commissario e dal segretario verbalizzante. Si informi meglio l’autore/i della missiva, prima di lanciare accuse sciocche e prive di sostanza. A giudicare dalle firme sugli atti deliberativi del mittente della lettera del 16 luglio - non ultimo quello del contratto di collaborazione del Dott. Iannetti del 8 luglio 2015 - mi pare che si tratti più che altro di un tipico caso di misurazione di altri secondo il proprio metro di misura. In ogni caso e con tutto il rispetto, mi sembra che il titolo di irresponsabile sia più appropriato per chi, non avendo raggiunto alcun obbiettivo significativo nei quattro anni del suo mandato, ne attribuisce la colpa a chi lo ha preceduto e agli altri organi di governo del l’Istituto e magari pure al Ministero della salute. Un mandato, già prolungato oltre il lecito, da una politica che negli ultimi 5-6 anni ha sempre dimostrato un assoluto disinteresse per l’Istituto. Oppure ha mostrato interessi di cui l’Istituto avrebbe potuto e potrebbe davvero fare a meno. Che la direzione generale non abbia raggiunto gli obbiettivi posti, non sono io a dirlo, sia ben chiaro! Lo dicono le analisi e i documenti di chi istituzionalmente è deputato a farlo e un’obbiettiva analisi degli scritti del direttore generale e di quelli che sono palesemente i suoi più stretti collaboratori. Quanto agli esempi di “emblematica pericolosità” come la Fondazione Alimentari a e la società Lavoro srl. allego i documenti che spiegano le ragioni che furono alla base della loro costituzione. Esse erano parte, in ogni caso, di una programmazione strategica decennale tesa a porre le basi per il futuro dell’Istituto, nella prospettiva del suo riconoscimento istituzionale come Ente a carattere nazionale. Da un lato, la costruzione della Nuova sede, dall’altro lo sviluppo dell’attività nel settore della sicurezza alimentare e del Centro internazionale della sicurezza alimentare a L’Aquila, dall’altro la fine dei rapporti di lavoro CoCoCo che, non solo danneggiano i lavoratori, ma sono anche dannosi nel medio lungo periodo per l’Istituto.

I nuovi organi dell’Ente hanno voluto cancellare queste iniziative. È loro privilegio averlo fatto, ma una domanda mi viene spontanea: quali sono le strategie e, soprattutto, le azioni concrete poste in essere per affrontare il futuro dell’Istituto, ivi compreso il problema delle donne e degli uomini che lavorano ai progetti con scadenze temporali definite? Ricordo, ancora una volta, che la Nuova sede è stata fortemente voluta dall’Amministrazione della Città di Teramo, che era e resta il capofila dell’Accordo di programma. Amministrazione che, poi sotto la guida del Sig Chiodi e del suo successore, ha boicottato lo stesso Accordo. Le ragioni del boicottaggio sono state da me ampiamente da me spiegate anche nel “Libro nascosto” e in varie trasmissioni a Teleponte. Nessuno ha mai avuto il coraggio di replicare! La mancata costruzione della Nuova sede rappresenta l’esempio più significativo del fallimento dell’attuale gestione dell’Istituto voluta fortemente da quella stessa politica. La sede poteva essere realizzata procedendo , come è stato ampiamente spiegato, con lo strumento della “trattativa privata” all’interno del progetto e del quadro economico già predisposti e ampiamente certificati. Quadri economici ben noti a tutti. Di questo sono testimoni numerose persone fra cui le ottime Dott.se Pompei e Scaricamazza, il tecnico di supporto Arch. Masci, la dott.sa De Flaviis. Un quadro economico studiato per evitare di alienare anche le proprietà dell’Istituto a Campo della Fiera. Si poteva, addirittura non alienare nulla delle attuali proprietà in Teramo, se solo si fosse riusciti ad ottenere un ulteriore finanziamento di 6 milioni di Euro dal Ministero della salute. Non era impresa difficile visto che, nell’ultima ripartizione dei fondi in conto capitale mi pare nel 2010 - 2011, il Ministero della salute ha dato 10 milioni di Euro all’Istituto di Padova, dopo avergli, pochi anni prima, finanziato per intero la costruzione della nuova sede. Peraltro, grazie all’ex-assessore del Molise Vitagliano, all’atto della detta ripartizione, è stato assunto l’impegno che le malattie esotiche avrebbero costituito la priorità della successiva ripartizione! Dunque costruire la nuova sede richiedeva e richiederebbe solo una cosa: un minimo di coraggio. Fin’ora non lo si è avuto. Sfido in questa sede chiunque neghi questa semplice verità ad un confronto dove e quando lo desideri , purché pubblico e alla presenza di rappresentanti dei Governi dell’Abruzzo e del Molise. Non conosco i contorni del “nuovo accordo di programma” per la Nuova sede che si dice redatto, ma che nessuno ha ancora mai visto.

Magari è tutto risolto! In ogni caso, mi auguro di tutto cuore che non sia creduto alle sciocchezze, dette fra l’altro anche dal Sig. Chiodi e dal suo amico Gatti, sulla mancanza di denaro per realizzare il progetto originale o sul fatto che fosse “faraonico” . Ma soprattutto, spero che non si faccia un’altra sciocchezza, come quella della realizzazione dell’officina farmaceutica in L’Aquila, magari immaginando di costruire l’Istituto per lotti! Sarebbe uno sfacelo economico e funzionale e l’unico beneficio lo otterrebbero i progettisti dei vari lotti. Anche in questo caso un già visto nei primi anni ’80 i cui scheletri sono ancora oggi visitabili a Gattia! La precedente gestione ha lasciato un grande patrimonio che, fino ad ora è stato gestito, ad essere generosi, in modo maldestro. C’è ancora tempo per rimediare. Che lo si faccia e la si smetta di raccontare sciocchezze! Nel 2012 mi chiesero cosa pensavo della vicenda della nomina del direttore generale. Dissi che la nomina di un DG da parte di un ministro poteva avere due significati: il definitivo consolidamento del ruolo nazionale ed internazionale dell’Istituto o la sua “normalizzazione”. Quest’ultima, peraltro, era invocata a gran voce da quasi tutti gli altri Istituti italiani, che ritenevano l’Istituto di Teramo oggetto di troppe attenzioni da parte del Ministero. Dissi anche che c’era una cartina ali tornasole per sapere quale delle due opzioni fosse stata scelta dalla politica: la costruzione della nuova sede dell’Istituto. La nuova sede non è stata costruita. La mancata costruzione è una chiarissima espressione di volontà politica sia del sig. Chiodi e della sua giunta, sia del governo Monti e di quelli successivi. Purtroppo è anche una pietra tombale alle ambizioni dell’Istituto di entrare definitivamente nel novero dei grandi Istituti veterinari d’Europa e del Mondo. Se non si è capaci di fare una cosa o di raggiungere un obbiettivo, tutti gli insulti e le calunnie di questo mondo rivolte ad altri non potranno mai nascondere la semplice verità dei fatti! Praticamente tutte le cose elencate nei “tanti riconoscimenti” citati nella pregiata missiva, sono cose iniziate prima che i presenti amministratori arrivassero in Istituto. Molte di quelle cose sono andate avanti altre no.

Una di quelle che mi rende davvero triste è il fallimento del “Progetto CIFIV”. Un progetto finanziato dalla Giunta Pace, che avrebbe dovuto fare dell’Istituto il nucleo di una vasta rete di produzione e diffusione di conoscenza, nel campo della sanità pubblica veterinaria estesa ai Balcani e, successivamente, al Mediterraneo. Un progetto iniziato benissimo con la costruzione di un bel centro di formazione che, però, è sostanzialmente fermo da quattro anni - per non dire completamente fallito -anche a causa dell’estromissione dalle relative attività del personale più competente e specificamente assunto allo scopo, per ragioni sulle quali è meglio stendere un velo pietoso. Quanto all’aumento del 30% delle pubblicazioni, un’analisi rapida permette di capire che essa è dovuta in gran parte, se non addirittura esclusivamente, alla produzione scientifica degli otto veterinari del corso-concorso per dirigenti addetti alla ricerca. Questo ha dimostrato la giustezza della mia intuizione di immettere nuova linfa per potenziare le capacità di ricerca dell’Istituto. La cosa interessante al riguardo, tuttavia, è che, nonostante fosse stato tutto previsto in termini di risorse economiche e di posti in pianta organica per consentire l’assunzione di tutti e otto i candidati se si fossero dimostrati meritevoli , il direttore generale decide di assumerne solo 4. Come se ciò non bastasse, è iniziata una selezione che ha assunto tutti i connotati di una sorta di commedia dell’arte, con tanto di improvvisazioni e colpi di scena. Non entro nel merito delle discrasie fra il bando e quanto è stato deciso per le prove finali, anche se ritengo che abbiano dell’incredibile.

Vorrei solo segnalare il caso di uno degli otto concorrenti che, avendo partecipato ad una selezione per giovani ricercatori del Ministero della salute , è stato promosso come responsabile di un progetto di ricerca ed ha ottenuto il relativo finanziamento. La bontà del percorso formativo organizzato dall’Istituto sembrava così dimostrata, così come la bravura del giovane e la sua idoneità. Ma, ecco il primo colpo di scena! Sottoposto con gli altri ad una prova scritta non prevista dal bando di concorso viene escluso dal prosieguo del concorso stesso. Questo in quanto aveva ottenuto un voto di “soli” 21/30 e nonostante che le procedure previste da bando e da una delibera dell’Ente, non prevedessero alcuna esclusione! In ogni caso, chi non è stato capace di giudicare: il Ministero che lo ha a tutti gli effetti certificato essere idoneo a condurre una ricerca o la commissione del concorso? Ma, ecco, improvvisamente, un secondo colpo di scena . L’Istituto, un paio di giorni dopo averlo dichiarato non idoneo a fare il dirigente di ricerca, delibera di affidargli per 18 mesi l’incarico di “principal investigator”. Non conoscendo bene l’inglese posso solo presumere che non si tratti di un incarico di semplice ricercatore, ma addirittura di capo progetto di una ricerca.

Dunque l’Istituto - ancorché il presidente della commissione che l’aveva escluso, risulti (casualmente?) assente - affida al giovane un lavoro per il quale mi sembra che lo avesse dichiarato inidoneo, visto che lo aveva bocciato! Questo sì che mi sembra un caso degno di partecipare al campionato del mondo delle “macerie amministrative”. E chissà a quali altri colpi di scena assisteremo in relazione a questa vicenda! Magari scopriremo che il rinvio a settembre della selezione è dovuto al rifiuto di uno o più commissari a continuare un concorso che è diventato una massa inestricabile di errori amministrativi. Cercheranno anche in questo caso di accusare il passato? Con tutto il dovuto rispetto, non mi pare che il dirigente recentemente nominato in uno dei comitati EFSA, lodato per questo nella missiva direttoriale, sia l’unico esperto proveniente dall’Istituto nominato nei comitati scientifici dell’Unione Europea. Altri prima di lui lo sono stati. Un bravo veterinario, come tanti altri in Istituto, ma che mi pare anche di ricordare come la causa di una dura ramanzina fattami dal Ministero della salute, peraltro dopo il mio pensionamento, per degli errori fatti da lui a livello internazionale. Errori alquanto pesanti, visto che il Delegato dell’Italia ha chiesto che l’OIE lo escludesse da qualunque gruppo di esperti dell’O.I.E. E mi pare anche che, a differenza di quanto aveva fatto per la conferenza sulla bluetongue organizzata in precedenza dall’Istituto, l’OIE non abbia voluto conferire il titolo di “Conferenza globale OIE” a quella organizzata recentemente dallo stesso Istituto. Per i profani poca cosa, per gli addetti ai lavori non esattamente una cosa di cui andar fieri! Una domanda mi viene spontanea: come mai, non è inserita nel novero della “macerie amministrative”, l’aver “costretto” ad andarsene dall’Istituto uno dei migliori responsabili di reparto chimico degli Istituti zooprofilattici sperimentali d’Italia, se non il migliore. Per intenderci quella bella persona di Giampiero Scortichini, si è trasferito ad un altro Istituto che ha provveduto subito ad affidargli la responsabilità di una struttura complessa, negatagli da Teramo per delle misere diatribe sindacal-amministrative? Perché è una maceria “tecnico-scientifica”? O perché si preferisce sorvolare su quella che in realtà è una delle pagine più nere, se non la più nera, delle cosiddette relazioni sindacali dell’Istituto. Una vicenda che ricorda in modo incredibile una vicenda molto simile degli anni ’80 del secolo scorso che, però, si risolse in ben altro modo! E l’organizzazione “scientifica” futura? Intanto, l’unico intervento organizzativo agli atti è quello relativo all’avocazione alla direzione generale di tutti i reparti assegnati alla Dott.sa Lelli.

Un atto assunto non già quando è andata in aspettativa nel 2012, ma nel 2014, guarda caso quando si era sparsa la voce che stava rientrando in Istituto! Un intervento stigmatizzato dal CDA che - a pensar male - si potrebbe classificare quasi come un atto di linciaggio - traduzione in italiano della parola “mobbing” forse più comprensibile per i tanti cultori dell’inglese presenti anche nella “governance” dell’Istituto. Un sottile filo rosso che sembrerebbe collegare l’oggi al tempo del linciaggio in cui era stata nominata direttore dell’Istituto. E ancora quando è stato approvato il “nuovo statuto” ex-D.Leg.vo 270/1993 che durerà lo spazio di un mattino visto che ora si dovrà approvare il nuovo statuto ai sensi del D.Leg.vo 106/2012. E il Regolamento conseguente? Per usare il linguaggio degli estensori della missiva direzionale: altre macerie o no? Consiglio, da ultimo, di meditare brevemente sul fatto che il Legislatore nel 2012 ha apportato alcune modifiche alla legislazione degli Istituti. Una di queste riguarda i requisiti di competenza professionale che deve possedere il direttore generale. Il direttore generale deve essere “persona di comprovata esperienza nell’ambito della sanità pubblica veterinaria nazionale e internazionale e della sicurezza degli alimenti”. Mi auguro, anzi vi auguro che la politica non scelga ancora una volta il solito veterinario “uslico” o il solito docente universitario, invece di una donna o di un uomo che si sia formato e sia cresciuto in un Istituto Zooprofilattico Sperimentale, magari in quello di Teramo. Non è una questione corporativa; è che per poter dirigere un Istituto Zooprofilattico Sperimentale bisogna avere una preparazione peculiare. Un largo spettro di conoscenze, per poter affrontare la considerevole vastità dei compiti degli Istituti, una competenza scientifica di classe internazionale, infine, una provata competenza di direzione e gestione delle risorse di un Istituto. Speriamo non si applichi all’Istituto di Teramo il teorema di Calvarese [Silvano] il cui enunciato era il seguente: “Non ti rallegrare troppo pensando che il peggio sia passato. Dopo il peggio c’è il più peggio”. Speriamo, anche se il livello di competenza dimostrato nel redigere la nuova legge ed il bando per il direttore generale non sono esattamente prodromi esaltanti. Il passato va ricordato e storicizzato, senza incensarlo e senza demonizzarlo a seconda delle convenienze, ma il passato è passato e non ritorna. Per l’Istituto si tratta di pensare al futuro.

La base è solida ed è il frutto della passione e della competenza professionale di tante donne e di tanti uomini che si sono avvicendati lungo i più di settant’anni della sua storia, compresi tutti voi. Qualunque base però, soprattutto in questi tempi tumultuosi, si sgretola rapidamente se non si consolida continuamente generando nuovo sapere e nuova conoscenza. Vi auguro con tutto il cuore un futuro brillante e degno delle tradizioni di questo Istituto alla cui esistenza, crescita e prestigio tre generazioni della mia famiglia hanno dato il proprio contributo, che lo si voglia non lo si voglia ricordare o riconoscere. Lo hanno fatto come tutti gli esseri umani con la loro forza, le loro debolezze, i loro errori, ma sempre e, comunque, con passione, dedizione e un amore infinto.

Un saluto cordiale
Vincenzo Caporale

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i veri uomini sono capaci di ammettere i propri errori( Vaccinazione per la lingua blu dei primi anni 2000) i meriti vanno riconosciuti dagli addetti ai lavori.e io pago!