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Teramo ostaggio delle bombolette: muri imbrattati e nessuno che ferma i vandali

di Giancarlo Falconi
2 minuti

Teramo, muri nel mirino dei vandali: i graffitari agiscono indisturbati. E la squadra antidegrado non c’è più

TERAMO – Non è arte quando il risultato è un muro imbrattato, un edificio deturpato e un altro pezzo di città che deve essere ripulito con soldi pubblici o privati. A Teramo torna il problema delle scritte e dei graffiti abusivi, con piccoli gruppi che sembrano muoversi senza particolari timori, lasciando firme e vernice sulle pareti della città.

Sul tema pesa anche l’assenza della squadra antidegrado, esperienza che l’amministrazione comunale ha scelto di interrompere e della cui ricostituzione si continua a parlare. Intanto, però, gli episodi restano e l’ultimo video potrebbe rappresentare un elemento utile per cercare di identificare gli autori.

La domanda è inevitabile: qualcuno sta acquisendo e verificando quelle immagini? Sono state controllate eventuali telecamere presenti nella zona?

Perché imbrattare un muro non è semplicemente una bravata.

L’articolo 639 del Codice penale disciplina il reato di deturpamento e imbrattamento di cose altrui. Quando il fatto riguarda beni immobili o mezzi di trasporto pubblici o privati, la normativa prevede la reclusione da uno a sei mesi oppure una multa da 300 a 1.000 euro. Per le cose di interesse storico o artistico le conseguenze diventano più pesanti, con la reclusione da tre mesi a un anno e una multa da 1.000 a 3.000 euro. In caso di recidiva, la legge prevede pene ulteriormente aggravate.

A tutto questo si aggiunge il costo necessario per cancellare le scritte e riportare muri e facciate nelle condizioni precedenti, oltre agli ulteriori profili che possono emergere quando vengono colpiti beni pubblici, culturali o sottoposti a tutela.

Il punto, dunque, non è discutere se una firma fatta con una bomboletta possa essere considerata espressione artistica. Il punto è stabilire chi debba impedire che il patrimonio pubblico e privato di Teramo venga utilizzato come una tela gratuita.

Se esistono immagini utilizzabili, vanno controllate. Se esistono responsabilità, vanno accertate. E se una città vuole realmente combattere il degrado, servono presenza sul territorio, prevenzione e controlli.

Altrimenti il messaggio che rischia di passare è uno solo: a Teramo basta una bomboletta, un muro libero e la certezza che nessuno arriverà.

Guardate 

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