La Tombola Teramana era stata presentata come un progetto capace di coniugare tradizione, cultura e valorizzazione del dialetto locale. Un'iniziativa che, almeno nelle intenzioni, aveva raccolto apprezzamenti anche per il tentativo di tramandare alle nuove generazioni parole e oggetti della memoria popolare teramana.
Bastava sfogliare una cartella per ritrovare termini come l'Aspe, l'aspo utilizzato per avvolgere il filo; la Femmnèlle, l'attrezzo impiegato per torcere il legno o la canapa; oppure la Frijaòve, la tradizionale padella in ferro o in coccio destinata alla frittura. Un patrimonio linguistico e culturale che richiamava gli studi dello storico Elso Simone Serpentini, evocati già dalla confezione del gioco.
Accanto agli aspetti culturali, però, emergono ora interrogativi di natura economica e gestionale. Secondo quanto riferito, infatti, l'assenza di un vero piano di marketing pubblico avrebbe lasciato nei magazzini del produttore numerose confezioni invendute che, a quanto viene segnalato, sarebbero destinate a gravare sulle casse del Comune di Teramo.
Perchè non coinvolgere le scuole e studiare nel contempo il dialetto?
Una questione che, secondo indiscrezioni, sarebbe stata sollevata in maniera trasversale sia tra i banchi della maggioranza sia dell'opposizione. Da qui le domande: chi sosterrà il costo dell'operazione? Sarà individuata una specifica voce di bilancio, magari destinata alle attività ludiche, per coprire la spesa? E quale posizione assumeranno la consigliera delegata agli Eventi, Debora Fantozzi, e l'assessore competente Antonio Filipponi? Per il momento, in attesa di eventuali chiarimenti ufficiali, la risposta resta sospesa. Ambedue. Ambo.
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