Lungo il percorso ciclopedonale del fiume a Teramo tornano a destare preoccupazione le numerose baracche e i manufatti con coperture in eternit, alcune delle quali appaiono deteriorate dal tempo. Una situazione che riaccende l'attenzione sulla necessità di verificare lo stato di conservazione dei materiali contenenti amianto e, ove necessario, procedere agli interventi previsti dalla legge per tutelare la salute pubblica e l'ambiente.
Negli anni, numerose segnalazioni hanno portato alla luce la presenza di coperture in amianto danneggiate in diverse zone del territorio, favorendo in molti casi operazioni di sostituzione, bonifica o incapsulamento. Resta però aperto il problema delle strutture ancora presenti lungo il fiume, dove il degrado potrebbe rappresentare un potenziale rischio.
Quando una copertura in amianto si rompe o si deteriora, infatti, può disperdere nell'aria fibre microscopiche che, se inalate, sono associate a gravi patologie respiratorie e oncologiche, tra cui asbestosi, tumore del polmone e mesotelioma. Le conseguenze dell'esposizione possono manifestarsi anche a distanza di molti anni, mentre le fibre possono essere trasportate dal vento e dalle piogge, contaminando il suolo e gli ecosistemi circostanti.
La normativa italiana impone ai proprietari dei manufatti contenenti amianto specifici obblighi di controllo, manutenzione e, quando necessario, di bonifica. Per questo tornano gli interrogativi: chi è chiamato a verificare lo stato delle numerose baracche presenti lungo il tragitto ciclopedonale di Teramo? E quali enti dovrebbero intervenire qualora venissero accertate situazioni di potenziale pericolo per la collettività?
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