Era domenica scorsa. Sono entrato nella sua stanza del reparto di Pneumologia, accompagnato da Lorenza.
Aveva la maschera di ossigeno. Mi riconosce e si commuove. Ugo era così. Grande con la voce da baritono o da amante della radio. Un attore da altri palcoscenici. Sergio Leone l'avrebbe amato. Pasolini avrebbe scritto.
Immaginate. Stai morendo e ti preoccupi che un tuo amico sia sotto minaccia. Mi dice " Non ho la forza o verrei con te. Ti difenderei".
Parole che ti commuovono. In quello stesso stabile. Io al secondo piano, lui al primo. Quando lottavo tra la vita e la morte e quando fui minacciato da una persona debole di coscienza, lui era sotto e faceva da spola accompagnando mia madre alla sua auto.
Ugo De Santi era la mia Colleatterrato. Il simbolo di Teramo per restanza, resilienza e resistenza. Voleva tornare a casa sua. Si aggrappava al terremoto e alla Ricostruzione. Una lotta che ci ha visto uniti tra sciacalli, ladri, vandali, spacciatori. Contro quella burocrazia che ti strozza.
Andavamo insieme nelle case occupate e nella sua intervista ringraziava, per aver mantenuto la parola, il Presidente dell'Ater, Alfredo Grotta.
Ascoltate https://www.youtube.com/watch?v=0zbL-M7obv8
Tutto il resto era un amico vero, sincero che da quella maschera da burbero, vivevano due occhi che spiccavano per colore, vivacità e schiettezza.
Quando muore una persona che emoziona siamo tutti senza quel qualcosa in meno; mancanza; poveri e oggi, il mio groppo in gola è più pesante.
Alla famiglia De Sante, alla mia amica Lorenza, ai suoi figli, a suo marito Stefano, ai nipoti meravigliosi, agli amici di Ugo, a tutti, il nostro senso di cordoglio e di vicinanza.
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