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Teramo, imbrattano i muri della storia: uno fa il palo, l’altro lascia il segno. Ma non è arte

di Giancarlo Falconi
1 minuto

TERAMO – Uno faceva il palo, guardandosi intorno. L’altro, cappellino d’ordinanza, pantaloni larghi e canotta da muratore anni Cinquanta, era impegnato con vernice e pennello a lasciare la propria firma sui muri della città. Peccato che, questa volta, la “tela” scelta fosse un pezzo della storia di Teramo.
È accaduto in via Getulio, in una delle zone più suggestive del centro storico, a pochi passi dalla Torre Bruciata. Pietre, mattoni e mura che raccontano secoli di storia trasformati nel supporto per scritte e segni privi di qualsiasi rispetto per il luogo.
Chiamiamoli imbrattatori, perché il termine graffitari rischierebbe perfino di essere un complimento. Il graffitismo e la street art hanno avuto protagonisti capaci di entrare nella storia dell’arte contemporanea: da Keith Haring a Jean-Michel Basquiat fino all’inafferrabile Banksy. Qui, invece, di artistico sembra esserci ben poco.
Le immagini dell’azione, una volta raccolte nella loro completezza, potranno diventare materiale utile per una denuncia e per individuare i responsabili.
E poi potrebbe arrivare la parte più educativa: non soltanto una sanzione, ma anche la possibilità di vedere gli autori impegnati nella pulizia di ciò che hanno sporcato, questa volta con altri pennelli e con uno scopo decisamente diverso.
Sarebbe forse la lezione migliore: restituire con le proprie mani alla città quello che, con troppa leggerezza, si è deciso di deturpare. Un esempio capace di ricordare che i muri della storia non sono fogli bianchi a disposizione del solito ignoto senza talento.

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