Ci aspettiamo la replica del presidente della fondazione cartica che da questa edizione gestisce la Coppa Interamnia. Ci attendiamo una semplice lettera dove finalmente ammettere i problemi di un ospitalità acerba e con gli errori che si possono commettere anche e solo per mancanza di conoscenza della macchina organizzativa. Ci sta.
Ci attendiamo il salto di qualità e non un modus operandi dettato dalla permalosità o dall'orgoglio. In gioco non ç'è una partita ma il nome e la reputazione di Teramo. La nostra.
Ecco cosa ha scritto una atleta della Coppa Interamnia. Un messaggio lasciato nella bottiglia dei social.
.....Ha lasciato Teramo con la medaglia d’oro al collo, ma anche con una profonda amarezza per quanto sarebbe accaduto dietro le quinte dell’Interamnia World Cup. A rompere il silenzio è una atleta di una delle formazioni vincitrici del torneo, che ha affidato a una lettera aperta una pesantissima denuncia sull’organizzazione della manifestazione internazionale di pallamano.
«Siamo venute all’Interamnia World Cup per giocare a pallamano, non per affrontare il caos», scrive con amarezza, descrivendo continui cambi di programma, partite saltate e squadre che non si sarebbero mai presentate agli incontri previsti.
Secondo quanto riferito nella lettera, l’incertezza avrebbe accompagnato la squadra fin dal giorno dell’arrivo a Teramo. La giocatrice sostiene che nessuno sarebbe stato inizialmente in grado di indicare con precisione la struttura destinata al loro alloggio e denuncia condizioni igieniche giudicate «inaccettabili».
Il momento di maggiore tensione sarebbe stato raggiunto in occasione della finale della categoria Open, indicata dalla stessa atleta come la più prestigiosa del torneo. La partita, inizialmente programmata alle 18.30, sarebbe stata anticipata alle 15.30, con temperature vicine ai 40 gradi.
Una decisione comunicata, secondo la ricostruzione della squadra, soltanto tre ore prima dell’incontro, quando le giocatrici non si trovavano neppure in città. L'atleta denuncia inoltre l’assenza di zone d’ombra e di acqua a disposizione durante la gara.
«Abbiamo avuto la sensazione che la nostra partita non fosse considerata importante», si legge nella lettera. L’anticipo avrebbe inevitabilmente inciso anche sulla presenza del pubblico: molte persone erano ancora al lavoro, mentre altre squadre partecipanti si trovavano al mare.
A sostenere le finaliste sarebbero rimaste soprattutto due formazioni amiche, senza le quali, scrivono le giocatrici, «non sarebbe sembrata affatto una finale dell’Interamnia World Cup».
Nel lungo sfogo vengono contestate anche l’assenza della telecronaca, del tabellone principale con le bandiere nazionali e di un’adeguata preparazione della gara. Nel mirino finisce anche l’atteggiamento degli organizzatori, definito «completamente inaccettabile».
Le atlete parlano apertamente di una mancanza di rispetto e raccontano di essersi sentite «umiliate».
«Continuate a parlare di rispetto e fair play, ma questo torneo ci ha mostrato esattamente il contrario», è uno dei passaggi più duri della lettera.
Nonostante le difficoltà denunciate, la squadra è riuscita a raggiungere il traguardo più importante, conquistando la medaglia d’oro dopo aver lottato fino all’ultimo minuto.
Una vittoria sportiva che, tuttavia, non cancella la delusione.
«Le atlete meritano rispetto. Questa organizzazione è stata inaccettabile. Siamo profondamente deluse e sinceramente arrabbiate», conclude la lettera.
Parole pesanti che ora attendono una replica ufficiale da parte degli organizzatori dell’Interamnia World Cup, chiamati a chiarire quanto denunciato dalla giocatrice e a ricostruire le ragioni dei disagi e dei cambiamenti che avrebbero segnato il torneo.
Foto Social Gianguido D'Alberto
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