Salta al contenuto principale

Pescara: Cerca di regalare il figlio alla fermata del Bus...

di Giancarlo Falconi
1 minuto

Il solito giro di cronaca regionale.
Telefonate ai centralini del 112, 113,118,115,117, numeri amici in una notte che doveva essere bianca.
La neve poca o nulla.
Poi il racconto di un bimbo in vendita.
I primi giorni del mese di Dicembre.
Una donna che s'intercetta di famiglia buona, borghese, quasi della Puglia benestante, residente a Pescara, che con calma e la voce frettolosa ha cercato di regalare, un bimbo di cinque mesi.
Suo figlio.
Il quartiere di San Donato a Pescara è il teatro dell'assurdo.
Ora il bimbo è salvo grazie alla denuncia della ragazza "assunta" come cliente dalla madre senza natura.
Alla fermata del bus come un pacco postale, come la merce più scadente, come un ricordo di soffitta.
Gli uomini del 113, fermata la donna, dopo tre o quattro giorni di indagine nel quartiere, hanno affidato il bambino a una casa famiglia ma i medici, che hanno visitato la madre, non hanno ritenuto necessario il ricovero.
Si potrebbero sollevare molti dubbi sull'equilibro pschico di una mamma che tenta di disfarsi del figlio, ma la diagnosi viene ripetuta. 
In questura la donna racconterebbe della doppia relazione con due uomini di origine africana e del dubbio di partenità.
In questura racconterebbe delle minacce della compagna del suo partner occasionale e della sua paura.
In questura racconterebbe la sua vita fortunata con una famiglia senza problemi economici e i suoi studi musicali. 
Saranno i nonni a diramare la matassa?
Saranno loro a prendersi cura di figlia e nipote?
Tutto in una notte senza neve ma con un figlio senza madre.

Commenta

CAPTCHA

Commenti

Il freddo nel cuore e nell'anima. Leggendo questa notizia questo è ciò che provo. Il legame tra madre e figlio è una cosa he va molto al di là della comprensione della scienza, ognuno di noi nel momento in cui muore ha paura e chiama la madre. Ho vissuto questa esperienza espressione del profondo legame tra madre e figlio con la morte di mio nonno, 89 anni, quasi 90. Mio nonno aveva fatto la seconda guerra mondiale, (Jugoslavia, Albania, Grecia). L'8 settembre 1943 non giurò fedeltà ai tedeschi, preso prigioniero, scappò la sera prima della deportazione in un campo di concentramento tedesco. Tornò a piedi da Fiume un mese. Per me mio nonno non aveva paura di niente. Era una settimana, prima di morire, che oramai era privo di conoscenza. I suoi parametri vitali andavano sempre peggio, poi all'improvviso migliorano un pó, poco, ma quel tanto che gli consentono di aprire gli occhi, di sistemarsi meglio nel letto e di dire "O Mà ij m mor" e si è spento nel giro di un paio d'ore. Questa made che vuole disfarsi del figlio, avrebbe potuto lasciarlo nella sala d'attesa di un pronto soccorso, in una chiesa, un convento invece lo voleva dare a qualcuno alla fermata dell'autobus....forse questa società dovrebbe fermarsi a....ad aiutare questa madre col suo bimbo. Io penso che questo gesto sia una jnconcisa richiesta di aiuto.
Bisogna mettersi nei panni di questa mamma che avrà subito continue minacce e vessazioni da parte della compagna del padre del bimbo e, piuttosto che rischiare di perdere diversamente quel bambino, voleva in qualche modo metterlo al sicuro. La legge non l'ha tutelata levandoglielo invece di proteggerla e provvedere diversamente. Vanno ad ingrassare le casa-famiglia che costano care invece di dare quei soldi alle mamme per aiutarle ad andare avanti : l'Italia è diventata uno schifo !