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Il Besta ottavo ospedale Neurologico al mondo. Angelo Cordone è uno dei migliori manager a livello internazionale...

di Giancarlo Falconi
5 minuti

Ci sono graduatorie che si limitano a mettere in fila numeri e posizioni. E poi ce ne sono altre che, se lette con attenzione, raccontano molto di più: anni di ricerca, diagnosi complicate, interventi ad altissima specializzazione, équipe che lavorano insieme e soprattutto pazienti e famiglie che affidano alla medicina una parte enorme delle proprie speranze.

La nuova edizione della World’s Best Specialized Hospitals 2027 restituisce proprio questa fotografia: una sanità italiana capace, in alcune delle discipline più delicate, di competere ai massimi livelli internazionali.

La classifica prende in esame tredici aree specialistiche, dalla cardiologia alla cardiochirurgia, dall’oncologia alla neurologia, passando per neurochirurgia, ortopedia, ginecologia, endocrinologia, gastroenterologia, pediatria, nefrologia, pneumologia e urologia.

E l’Italia riesce a entrare con tre strutture nelle prime dieci posizioni mondiali.

Il Policlinico Gemelli di Roma sale fino al terzo posto per la ginecologia. L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, sempre nella Capitale, conquista la quarta posizione nella pediatria. All’ottavo posto mondiale in neurologia troviamo invece la Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano.

Qui che la classifica assume un significato particolare anche per l'orgoglio dell'intero Abruzzo.

Il Besta è infatti diretto dal teramano Angelo Cordone, chiamato a guidare uno dei centri neurologici più prestigiosi a livello internazionale. Un risultato che lega idealmente la Regione Verde D'Europa a una delle realtà più avanzate della medicina e della ricerca scientifica.

La struttura milanese conferma il proprio valore anche nella neurochirurgia, dove raggiunge l’undicesimo posto mondiale.

Posizioni che raccontano la qualità di un lavoro costruito giorno dopo giorno attraverso competenze altamente specialistiche, tecnologia, ricerca clinica, organizzazione e capacità di affrontare patologie spesso rare o estremamente complesse.

Nei grandi istituti neurologici arrivano frequentemente pazienti reduci da percorsi diagnostici lunghi, persone che hanno già incontrato diversi specialisti e che necessitano di gruppi multidisciplinari in grado di osservare la malattia da prospettive differenti.

Questa capacità di fare squadra a rappresentare uno degli elementi centrali della medicina contemporanea.

L’Italia riesce a distinguersi anche in numerosi altri settori.

L’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna è nono al mondo in ortopedia, mentre il Policlinico Gemelli raggiunge l’undicesima posizione in gastroenterologia. L’Istituto Europeo di Oncologia di Milano si colloca al quattordicesimo posto nell’oncologia e il Centro Cardiologico Monzino arriva al diciassettesimo posto in cardiologia.

Nel settore cardiologico trovano spazio tra le migliori cento strutture anche il San Raffaele di Milano, il Gemelli, il Policlinico San Donato, il Niguarda e il Sant’Orsola-Malpighi.

La presenza italiana è consistente anche nella cardiochirurgia, con strutture come Monzino, San Raffaele, Sant’Orsola-Malpighi, Niguarda, San Camillo Forlanini, Policlinico San Donato, Azienda Ospedale Università di Padova e Sant’Andrea di Roma.

Sul fronte oncologico, accanto all’Istituto Europeo di Oncologia, figurano tra le realtà più apprezzate il Gemelli, l’Istituto Nazionale dei Tumori, Humanitas, il Pascale di Napoli, il Niguarda, il San Raffaele e l’Istituto Oncologico Veneto.

In neurologia è il Besta a guidare la presenza italiana, seguito da Gemelli, Niguarda e San Raffaele. Nella neurochirurgia lo stesso istituto milanese si conferma davanti alle altre strutture italiane presenti nelle prime cento posizioni mondiali.

L’ortopedia vede ancora una volta protagonista il Rizzoli di Bologna, seguito da Galeazzi Sant’Ambrogio, Gemelli e Humanitas.

Molto forte anche il risultato della ginecologia italiana, con il terzo posto mondiale del Gemelli e la presenza di strutture come Niguarda, Gaslini, Istituto Nazionale dei Tumori, Istituto Europeo di Oncologia, San Raffaele e Sant’Orsola-Malpighi.

In pediatria il quarto posto mondiale del Bambino Gesù rappresenta uno dei risultati più prestigiosi. Tra le migliori cento strutture compaiono anche il Gaslini di Genova, il San Salvatore di Pesaro, il Buzzi di Milano e il Meyer di Firenze.

Ma queste classifiche non vengono costruite soltanto sulla notorietà degli ospedali.

Tra gli elementi considerati c’è la reputazione professionale espressa da medici, operatori sanitari e dirigenti ospedalieri di diversi Paesi, insieme alle certificazioni legate alla qualità e alla sicurezza delle strutture.

Sempre maggiore importanza viene inoltre attribuita alla valutazione degli esiti riferiti direttamente dai pazienti.

È uno dei cambiamenti più importanti della medicina moderna.

Il successo di una cura non viene più misurato soltanto attraverso il risultato tecnico di un intervento o di una terapia. Conta anche ciò che accade dopo: quanto una persona riesca a recuperare autonomia, quale livello di dolore continui ad avvertire, quali funzioni possa recuperare e, soprattutto, quale qualità della vita riesca a ritrovare.

È forse questo il significato più profondo di una graduatoria internazionale di questo tipo.

Dietro ogni posizione non ci sono soltanto ospedali che competono tra loro, ma migliaia di professionisti impegnati a trasformare ricerca e conoscenza scientifica in possibilità concrete di cura.

E in questa fotografia della medicina mondiale compare anche un filo che conduce fino a Teramo.

È quello rappresentato da Angelo Cordone e dall’Istituto Neurologico Carlo Besta: ottavo al mondo per la neurologia e undicesimo per la neurochirurgia.

La dimostrazione che la ricerca e la competenza non hanno confini geografici e che anche da un territorio lontano dai grandi poli scientifici possono partire percorsi professionali capaci di raggiungere i vertici della medicina internazionale.

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