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Tratta di Esseri Umani. Il racconto di una "teramana"...

di Giancarlo Falconi
4 minuti

Questa è una storia di violenza. Una storia uguale a tante storie che vivono giornalmente centinaia di ragazze minori che arrivano dalla Nigeria dopo aver attraversato la Libia e il nostro mare di false promesse. Questa è una storia che è arrivata di testimonianza fino alla provincia di Teramo ( il comune è riservato a tutela della protagonista e del figlio di 5 anni).
Vi racconteremo e leggerete della tratta di esseri umani. (
articolo 601 del codice penale definisce, punendolo con la reclusione da otto a venti anni,)

In  Italia è un fenomeno che risale di cronaca al 2015, a causa dell’incremento registrato di schiave sessuali di provenienza nigeriana: da 1.454 nel 2014 a 11.009 nel 2016. L’Organizzazione Internazionale della Migrazione stima che in Italia l’80% delle donne provenienti dalla Nigeria siano vittime di traffico per sfruttamento sessuale. La maggior parte di queste arriva da Benin City, nello stato dell’Edo. Benin City, nel sud della Nigeria è la stessa città dove ha avuto origine la Black Axe, l’Ascia Nera, l’organizzazione criminale nigeriana che controlla la tratta delle schiave sessuali fino in Italia.

Paola vive in provincia di Teramo.
Paola è una ragazza nigeriana ( nome di fantasia) di 24 anni.
Ha un figlio che il prossimo anno andrà a scuola e ora frequenta un asilo dove si è integrato con una solarità e una serenità che solo i bambini riescono a contenere e a vivere.
Paola a 16 anni è arrivata in Italia dopo un lungo viaggio dalla Nigeria alla Libia.
Si racconta con la voce confusa dal dolore e dalla violenza.
Aveva sulla testa un debito di 30 mila euro ( il valore che esprime il suo essere una minorenne. “Appetita” dagli sfruttatori per il mercato della prostituzione)  e con l’incubo che qualcuno potesse fare male ai suoi genitori.
Riti Vudù e magie nere a parte è stata costretta a vivere in una temporanea e falsa “ casa famiglia”  dove con altre ragazze erano costrette a prostituirsi.
Oltre dieci.
Chi si rifiutava? Le chiediamo.
“Erano botte e violenze anche con diversi uomini”.
Quanto la pagavano? Ha avuto clienti violenti?
Venti euro, trenta euro. Si ho subito anche delle violenze da parte dei clienti e se non pagavano era una ulteriore violenza da chi ci usava per i suoi guadagni e il nostro debito. 
Il suo aguzzino diventerà padre di suo figlio. Quando è risultata incinta cosa è successo?
“Mi ha picchiato in maniera ripetuta e poi mi ha costretta a vendere la droga perché non potevo più prostituirmi anche se alcuni uomini volevano fare sesso con me per il mio stato”.
Dove vendeva la droga?
Ovunque. Era un corriere e facevamo anche lunghi viaggi.

Ha pensato di chiedere aiuto?
“Si ho chiamato i miei genitori in Nigeria. Volevo farlo uccidere ma non ho avuto alcuna possibilità. Intanto continuavano le violenze”.
Lui faceva parte della mafia nigeriana?
Si.
Ora il padre di suo figlio è in carcere e dopo diversi anni di detenzione sta per uscire.
Ha paura? Si sente sotto minaccia?

Si ma sono abituata a essere sotto minaccia. Io voglio poter vivere facendo crescere mio figlio.
Qui in provincia di Teramo sto benissimo. Qui si vive bene e in maniera onesta. La persona che ci ha accolta e l’associazione che ci aiuta sono degli angeli. 
Si vede un giorno in compagnia di un uomo? Ha voglia di innamorarsi?

”Un giorno, forse, Non ora. Ora devo pensare a mio figlio. Solo Dio conosce il mio destino ma ci penso. Ogni tanto. 

Il figlio, intanto, ci disegna una famiglia. 

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