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Abruzzo: Indagine sulle ricette asl gettate nella Terra dei Fuochi

di Giancarlo Falconi
6 minuti

Vi ricordate Padre Maurizio Patriciello, il parroco coraggio della Terra dei Fuochi?
Scriveva su facebook " Sono persone splendide. Non si sono arrese mai. Non hanno avuto paura di niente e di nessuno. Parlo dei volontari della “ Terra dei fuochi” che, a costo zero per le casse dello Stato, girano di notte e di giorno per le periferie e le campagne per collaborare con le autorità preposte a bloccare lo scempio ambientale. Filmano, fotografano, denunciano. Soffrono. Rischiano. Hanno compreso di dover combattere su più fronti. Hanno smascherato il grande inganno: non le immondizie urbane sono il vero problema ma i rifiuti industriali. Sanno di dover combattere contro amministrazioni comunali ignave e pigre. Spesse volte contro politici collusi e corrotti. Contro la camorra e industriali disonesti. Non si sono mai arrese. Continuano. Insistono. Quando le cose sembrano andare bene sanno che gli stessi cittadini, stanchi e amareggiati, preferirebbero che non se ne parlasse più. Abbastanza scaltri da sapere come vanno le cose in Italia tengono gli occhi bene aperti anche quando qualche autorevole membro del governo fa promesse che, poi non riesce o non vuole mantenere. Il problema è enorme. Il prezzo per lo smaltimento dei rifiuti tossici e industriali, tanta gente non lo vuole proprio mettere in conto. Sanno di andare contro la legge. E allora imbrogliano. Mentono. Falsificano. Naturalmente da qualche parte quegli scarti dovranno pur finire. Ed ecco che le campagne, le discariche per i rifiuti urbani, i corsi d’ acqua, il mare diventano per loro una comoda pattumiera. Grazie ai volontari e alla campagna mediatica di “ Avvenire” il grande imbroglio è stato smascherato. Ma le cose non sono molto cambiate. I roghi tossici continuano a bruciare. I volontari continuano a denunciare. Le autorità locali continuano a fare orecchie da mercanti. Giovedì ritorniamo sui luoghi incriminati. Tra le mille porcherie di varia natura riscontrate nelle campagne tra Afragola, Caivano, Acerra e Casalnuovo, troviamo molti sacchi contenenti migliaia di ricette con tanto di nome e cognome del paziente, del medico curante e del farmacista, provenienti dalla Sicilia e dall’ Abruzzo. I sacchi sono strapieni. Chi fu incaricato di dargli fuoco, chissà per quale motivo, non lo ha fatto. E le ricette stanno là in bella vista. A dispetto della privacy dei pazienti. Così chiunque può venire a sapere di che cosa soffriva Tizio e quale malattia ha portato a morte Caio. Ma questo è il minimo. Una domanda ci brucia sulle labbra: come sono arrivate in Campania? Chi ce le ha portate? Perché? Non è logico, non è conveniente attraversare mezza Italia per smaltire in modo illecito quintali di carta. Perché non lo hanno fatto in Sicilia e in Abruzzo? È lecito pensare che chi ha ricevuto l’ incarico per smaltire legalmente le ricette, e non lo ha fatto, abbia ricevuto anche l’ incarico per smaltire rifiuti ospedalieri o altro? Attorno alle ricette scampate al fuoco è un solo, immenso rogo. Enzo, un contadino, si ferma e mi dice. « Mia moglie sta facendo la chemioterapia. Fino all’ altro giorno c’era anche un mucchio di lastre che si usano in radiologia ». Al loro posto, oggi, c’è solo cenere. Tanta cenere. Puzzolentissima e pericolosa. Ma chi dovrebbe sequestrare questi sacchi e provvedere a denunciare i delinquenti? Quelle ricette con tanto di timbro, data e di firma dicono molto di più di quel che appare a prima vista. Ammettiamolo. Con umiltà e sofferenza. Le province di Napoli e Caserta sono diventate la pattumiera d’Italia. Questa è la cruda verità. Che tanti rifiuti arrivassero dal centro e nord Italia lo abbiamo sempre saputo. Camorristi pentiti e magistrati ce lo hanno detto a chiare lettere. Che addirittura dalla Sicilia i rifiuti salissero in Campania è stata una sorpresa amara. Naturalmente abbiamo chiamato Finanza e Carabinieri. Abbiamo allertato giornalisti e televisioni. Sui social, ancora una volta, il popolo avvelenato ha ripreso a denunciare, commentare e condividere la notizia. Possibile che siamo ancora a questo punto? Quelle ricette stanno ancora là. Non è difficile risalire alla ditta appaltatrice. Le regioni Campania, Sicilia e Abruzzo hanno il dovere di indignarsi e chiedere scusa ai cittadini. Chiamare i volontari e ringraziarli. Avviare procedure contro i delinquenti che continuano a fare scempio della nostra terra. E provvedere a mettere fine a questo scempio. Le ricette incriminate stanno a dire che il traffico illegale e spietato dei rifiuti speciali non è finito. E non finirà finché chi ci governa non decide per davvero di farlo finire"....

Oggi è nata l'inchiesta.
La comunicazione è dell'Ass. regionale alla Sanità, Silvio Paolucci " 
Il Dipartimento Salute e Welfare della Regione, ha già attivato il Servizio Ispettivo in relazione alla vicenda delle migliaia di vecchie ricette, prescritte in Abruzzo, ritrovate in una discarica abusiva tra Caivano, Acerra e Afragola, in Campania. C'è stato anche un incontro con il Nas dei carabinieri di Pescara, in cui i funzionari regionali sono stati informati dell'avvio di un'indagine da parte del comando di Napoli dello stesso Nas. "Non appena ci verranno comunicati ulteriori sviluppi negli accertamenti - sottolinea l'assessore alla programmazione sanitaria Silvio Paolucci - provvederemo a informare tutti i nostri concittadini, perché si tratta di un fatto grave, su cui va fatta piena chiarezza". Le ricette mediche, per legge, devono essere conservate per un periodo minimo di 3 anni, trascorsi i quali possono essere avviate a distruzione. Lo smaltimento viene gestito autonomamente dalle singole Asl, che lo affidano a ditte specializzate".

Noi continueremo a seguire la vicenda...

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