Afflizione.
Accoramento.
Quel sentimento nostalgico che insegue il ricordo di un consiglio comunale che appartenne a un tempo di qualità.
La decrescita felice, citata da un consigliere comunale di Futuro In, l'architetto Falasca, è quella filosofia, quella teoria economica che fa prevalere la qualità sulla quantità.
Malinconia.
Malumore.
Ho pensato ai tanti lavori nei miei campi, nell'orto di mio padre quando ho ascoltato per venti minuti una consigliera comunale leggere un discorso.
Un'allocuzione, un comizio, una dissertazione recitata con diversi errori temporali e di collegamento.
Ho chiesto perdono alla mia Città e alla sua storia.
Offesa.
Amarezza.
La malinconia che mi ha accompagnato a casa dopo aver riflettuto che 17 consiglieri, ( un numero che porta sfortuna) hanno deciso che il futuro di Teramo sia zero.
Zero per la cultura.
Zero per le manutenzioni.
Zero per il sociale.
Tanti soldi dai futuri autovelox, vero Giunta Brucchi?
Tassa su tassa.
Scontentezza.
Abbattimento mentre i ragazzi della Tercoop, sudati, ansiosi, tesi, chiedevano del loro futuro.
Mentre gli altri ragazzi della Te.Am, in attesa dello sciopero, non hanno avuto il coraggio di cantare il loro dolore.
Oggi è meglio una visita guidata alla discarica La Torre che sentirsi un riciclo tra quei banchi.
Ieri la visione del consiglio comunale era da bollino rosso e da mandare in terza serata.
Domani le maestre, per far spaventare un bambino indisciplinato, potrebbero minacciarlo di trasformarlo in un consigliere comunale di Teramo.
Neanche una doccia calda mi ha fatto dimenticare Marco Pannella, Bettini, D'Agostino, Scuccimarra, Ivan Graziani e il mio duetto preferito, Elso Simone Serpentini e Lino Befacchia.
Quel ideale consiglio comunale che ti avrebbe permesso di crescere, riflettere, pensare, studiare.
Quelle nottate a rubare una battuta politica.
Un'invettiva ironica, sorniona, satirica, quei legami fonici che allitteravano al futuro.
Oggi le figure retoriche richiederebbero il conteggio del numero legale per la fuga dei cervelli eletti.
Quando qualcuno mi chiede se sono amico di Dodo; quando qualcuno mette in dubbio la mia attenzione per l'architetto Falasca o per Raimondo Micheli, che ho apprezzato presidente Te.Am; quando qualcuno ironizza sul mio ascolto verso Manola Di Pasquale, Maria Cristina Marroni o Gianguido D'Alberto; rispondo che la mia è legittima difesa.
Come si può offrire lo stesso oblio a piccole luci?
La politica si differenzia dal governo burocrate di un commissario dalla capacità di trovare i fondi da investire; dalla capacità di ascolto di tutte le fasce del territorio; dalla capacità di nominare le giuste persone nei giusti posti per il bene della Città.
Vi sembra che Valeria Misticoni sia un'Urbanista?
Vi sembra che Francesca Lucantoni dopo la gattiana gestione della cultura possa ripetersi alla Pubblica Istruzione?
Vi sembra che la stessa Lucantoni sia stata chiamata alle sue responsabilità dal consigliere Campana, senza colpo ferire?
Potrei continuare e guardare negli occhi ogni consigliere comunale che ha votato il rendiconto, il libro mastro del comune.
La Partita doppia sta per tornare al primo mercato fiorentino.
Il bilancio è stato approvato.
L'avevamo scritto.
Teramo non merita di essere governata dal minimo storico.
Vi prego, lasciateci la dignità di un suicidio assistito.
Doppiate il consiglio comunale.
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