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Teramo. L'allarme di un adolescente. "Ecco come stanno riducendo le mura del nostro Anfiteatro"

di Giancarlo Falconi
1 minuto

Caro Giancarlo, sono Francesco, ti volevo far conoscere la situazione assurda della zona dell'anfiteatro romano di età Augustea (mura fuori il seminario aprutino diocesano), che è considerata ZERO, non è curata per niente, sta diventando una giungla. Vedo i ragazzini della mia età, salire su di un muro di 2000 anni fa, con la bicicletta, sputarci sopra, fumarci, lasciare i rimasugli delle ore piccole e della movida violenta, e non lo trovo assolutamente rispettoso verso un'istituzione culturale storica fondamentale, che andrebbe valorizzata nel migliore dei modi, non viene fatta informazione e non vengono educati gli inconsapevoli che girano intorno alla storia. Lo stesso Ottaviano Augusto visitò l'anfiteatro, ed il ragazzino che fa? Ci sale sopra con la bicicletta,  rischiando di rovinare irreversibilmente ciò che è rimasto, ma non lo sa, non sa l'importanza di quelle mura. Si deve fare informazione SUBITO.

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Commenti

C'è di peggio....

Bravissimo questo ragazzo, molto intelligente!!!!

Caro Francesco, il fatto che ci siano , come te, ancora ragazzi che hanno ancora una sensibilità ed un’empatia verso tesori della nostra città allevia il mio personale disgusto verso tuoi coetanei che vivono e vivranno in maniera sgarbata la loro vita.

Grazie per attenzione a questo Adolescente e qui si puo notare che i ragazzi non sono solo demotivati e ribelli ma anche attenti ai beni publici come questi grandi monumenti di sppatenenza storica da tutelare. Imvitiamo a prendere valutazione di wueste cose e tanto spazio per attivita' lifiche ricreative ,,non monumenti da tutelare. Sperando che venga attenzionata per provvedere a giusta titela e conservazione dell'anfiteatro e ringraziato chi con animo sensibile ha pensato a tutti noi.bene comune da Riservare tutelare anche per chi verra' dopo. Grazie

Concordo con il pensiero de Il Cittadino; a Francesco auguro di preservare e curare le sue belle peculiarità (doni, oramai!...).