TERAMO – A volte vale la pena tornare indietro e rileggere ciò che veniva annunciato poco più di un anno fa. Era giugno 2025 quando si parlava dell’avvio dei lavori di riqualificazione dell’ex scuola di Villa Pavone, un edificio destinato a rinascere grazie a un investimento da 1 milione e 90mila euro.
Oggi quella scuola è pronta. E questa, senza troppi giri di parole, è la Teramo che ci piace raccontare.
Il progetto prevedeva la trasformazione della vecchia struttura in una vera infrastruttura sociale, con la realizzazione della cosiddetta “Stazione di posta”, un centro servizi pensato per il contrasto alle povertà e alle situazioni di marginalità, ma contemporaneamente aperto alla comunità e al quartiere.
Internet point, ludoteca, spazi per le associazioni, accoglienza e ascolto delle persone in difficoltà, percorsi di accompagnamento verso l’autonomia, presenza di educatori e assistenti sociali, mediazione culturale, consulenza, distribuzione della posta per chi ha la residenza presso l’indirizzo comunale e servizio mensa: erano questi alcuni dei servizi annunciati.
L’intervento comprendeva inoltre la sistemazione degli spazi esterni, la realizzazione di percorsi tattili per favorire l’orientamento e la sicurezza delle persone con disabilità e una nuova recinzione.
I lavori erano stati affidati alla Lacogeit s.r.l. e il cronoprogramma originario indicava il completamento nei primi mesi del 2026.
Nel presentare il progetto, l’assessore alle Politiche sociali Stefania Di Padova aveva sottolineato il doppio obiettivo dell’Amministrazione: fornire una risposta concreta alle persone fragili e, allo stesso tempo, recuperare una struttura rimasta inutilizzata per lungo tempo, restituendola a Villa Pavone e all’intera città.
Anche il sindaco Gianguido D’Alberto aveva inserito l’intervento nel più ampio percorso di rigenerazione urbana e sociale finanziato attraverso il PNRR, rivendicando la volontà di riportare a nuova vita uno spazio storico e di affidarne una parte della gestione alla collaborazione tra Comune, associazioni e residenti.
Non erano mancate, all’epoca, polemiche e timori da parte di una parte del quartiere. Il Comune aveva risposto sostenendo che il nuovo presidio non avrebbe rappresentato un problema per Villa Pavone, ma un’opportunità di crescita, servizi e maggiore presenza pubblica.
Oggi l’ex scuola è pronta.
E il dato più importante, al di là delle appartenenze politiche e delle polemiche che accompagnano quasi ogni opera pubblica, è proprio questo: un edificio abbandonato è stato recuperato e torna ad avere una funzione.
Ora la vera sfida sarà riempirlo di servizi, persone, associazioni, competenze e occasioni. Perché una struttura pubblica vive davvero soltanto quando riesce a diventare parte della quotidianità di un quartiere.
Villa Pavone recupera così uno dei suoi luoghi simbolo. E quando un pezzo di città abbandonato torna a disposizione della comunità, è una notizia che merita di essere raccontata.
Questa è la Teramo che ci piace.
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