GIULIANOVA – Vi ricordate il caso dell’elicottero del 118 che, arrivato a Giulianova per un intervento, si trovò davanti accessi non disponibili e persino un cancello chiuso? Quell’episodio avrebbe dovuto rappresentare un campanello d’allarme.
E invece, secondo la denuncia dell’UGL Salute Abruzzo, il problema è ancora lì: l’ospedale “Maria SS. dello Splendore” continua a non avere nelle immediate vicinanze un’area certa, idonea e regolarmente utilizzabile per l’atterraggio dell’elisoccorso.
Una criticità particolarmente delicata per una città costiera che nei mesi estivi vede moltiplicarsi la propria popolazione e, di conseguenza, anche la pressione sul sistema dell’emergenza-urgenza.
Le difficoltà, sottolinea il sindacato, sono note da tempo. L’area portuale, storicamente considerata tra i possibili punti di atterraggio, sarebbe di fatto inutilizzabile per prescrizioni tecniche e limitazioni legate alla normativa aeronautica. Problemi analoghi riguarderebbero anche altri siti censiti sul territorio comunale.
Per anni era stato utilizzato il vecchio campo sportivo dell’Istituto Gualandi, a poca distanza dall’ospedale, sulla base di un’intesa informale con l’Azienda sanitaria. La mancanza di una convenzione formalmente vigente e le condizioni di manutenzione dell’area avrebbero però impedito di continuare ad utilizzarlo con la necessaria continuità.
Il risultato, denuncia UGL Salute, è che oggi Giulianova non dispone di una soluzione stabile e immediatamente accessibile a poche centinaia di metri dal Pronto Soccorso.
Un problema che assume un peso ancora maggiore quando si parla di trasferimenti urgenti verso ospedali hub.
Nelle missioni di soccorso primario, infatti, l’equipaggio HEMS può individuare anche un sito occasionale non preparato, purché il comandante dell’elicottero ne valuti sul momento sicurezza e idoneità. La situazione cambia invece per i trasporti secondari e per i trasferimenti interospedalieri urgenti dei pazienti tempo-dipendenti, per i quali diventa fondamentale poter contare su un’elisuperficie regolarmente individuata, disponibile e possibilmente vicina all’ospedale.
È proprio questo, secondo UGL Salute Abruzzo, il tassello che oggi manca a Giulianova.
E riguarda pazienti per i quali anche pochi minuti possono diventare decisivi: politraumatizzati, persone colpite da infarto, ictus, emorragie cerebrali e altre patologie nelle quali la rapidità del trasferimento può incidere direttamente sull’esito clinico.
«Non chiediamo opere faraoniche né investimenti insostenibili – dichiara Stefano Matteucci, segretario regionale UGL Salute Abruzzo –. Chiediamo che la Asl di Teramo, insieme al Comune di Giulianova, assuma un’iniziativa concreta e a costo pressoché nullo: la stipula di un’apposita convenzione non onerosa per l’utilizzo di un’area idonea in prossimità dell’ospedale».
Secondo Matteucci, l’Azienda dovrebbe assumersi l’impegno di garantire la manutenzione ordinaria dell’area, la sua costante accessibilità e il rispetto dei requisiti previsti.
«Serve un accordo formale, scritto e verificabile – aggiunge – che sostituisca finalmente le intese verbali e le soluzioni improvvisate».
Il segretario regionale UGL insiste soprattutto sul fattore tempo.
«Ogni minuto perso nel trasferimento di un paziente critico è un minuto sottratto alle sue possibilità di sopravvivenza. Non è accettabile che un ospedale sede di Pronto Soccorso, Rianimazione, Cardiologia e UTIC resti senza un punto di atterraggio certo e sicuro».
Per Matteucci si tratta non soltanto di sicurezza delle cure, ma anche di tutela degli operatori del 118, «che quotidianamente lavorano in condizioni difficili e ai quali va il nostro pieno riconoscimento».
UGL Salute Abruzzo chiama quindi direttamente in causa la Direzione generale della Asl di Teramo, il Comune di Giulianova e l’Assessorato regionale alla Salute, chiedendo che venga individuato formalmente, con il supporto tecnico del 118 e degli organismi competenti, un sito idoneo in prossimità dell’ospedale.
Una soluzione che dovrà garantire soprattutto una cosa tanto semplice quanto essenziale: che quell’area sia sempre disponibile quando serve.
Niente più cancelli chiusi, auto parcheggiate dove dovrebbe scendere un elicottero o terreni diventati impraticabili proprio nel momento di un’emergenza.
Perché quando dall’ospedale deve partire un paziente grave verso un centro specialistico, non dovrebbe esserci spazio per telefonate dell’ultimo minuto, chiavi da cercare o soluzioni da inventare. Dovrebbe esserci soltanto una piazzola pronta e una strada libera verso le cure.
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