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Bimba fragile, il caso scuote la sanità teramana: «Dov’è il protocollo per salvarle la vita?»

di Giancarlo Falconi
2 minuti

TERAMO – Non è più soltanto la paura di una famiglia. È una domanda che chiama direttamente in causa l’organizzazione dell’emergenza sanitaria: che cosa accade quando un bambino fragile, con una condizione clinica ad alto rischio, ha bisogno immediato di un medico e sul posto arriva un mezzo non medicalizzato?
 

Il caso riguarda una bambina del Teramano, la cui identità resta naturalmente riservata, e una famiglia che oggi chiede risposte precise.
 

«La carenza di supporto medico nei mezzi di primo soccorso pone a grave e inaccettabile rischio l’incolumità dei cittadini e dei bambini fragili. Nessun genitore dovrebbe mai essere messo nella condizione di dover scegliere se affidarsi a un mezzo non medicalizzato o curare da solo il proprio figlio in fin di vita».
 

Una denuncia durissima che apre un fronte ancora più delicato.
Per la piccola, infatti, sarebbe dovuto essere predisposto uno specifico protocollo sanitario proprio per consentire una gestione adeguata delle eventuali emergenze.
 

Ed è su questo punto che la vicenda assume un peso non soltanto sanitario, ma anche amministrativo.
Quel protocollo è stato realmente predisposto? È stato firmato? È entrato in vigore? È stato comunicato a tutte le strutture e agli operatori che potrebbero essere chiamati a intervenire?
 

Sono domande alle quali la famiglia chiede ora una risposta ufficiale.
Perché se un percorso dedicato era stato previsto proprio per proteggere una bambina particolarmente fragile, occorre capire se quel percorso esista davvero sulla carta e, soprattutto, se sia concretamente applicabile nel momento dell’emergenza.
 

Il nodo riguarda anche la disponibilità di personale medico sui mezzi di soccorso. Una criticità che, quando coinvolge pazienti pediatrici ad alto rischio, assume inevitabilmente una dimensione ancora più grave.
 

Non si tratta di invocare privilegi o corsie preferenziali. Si tratta di comprendere se il sistema sanitario sia stato organizzato per rispondere a una condizione clinica già conosciuta e se tutte le procedure previste siano state effettivamente attivate.
 

La Asl è dunque chiamata a chiarire non soltanto la situazione specifica, ma anche quali siano oggi le procedure previste per i bambini fragili che possono andare incontro a emergenze improvvise.
 

Per una famiglia, infatti, non può esistere il dubbio su chi arriverà, con quali competenze e con quali strumenti quando parte una richiesta di aiuto.
 

E soprattutto non dovrebbe mai esistere una domanda così terribile: se mia figlia sta morendo, arriverà qualcuno in grado di rianimarla?

Ieri la bambina si è salvata. Domani?


 

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