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Addio a Josè Isidoro, l’uomo dell’edicola e del sorriso: un cantastorie d’inchiostro tra i Tigli e la fontana

di Giancarlo Falconi
3 minuti

Ho sempre voluto fare l’edicolante.
 

È un desiderio che mi porto dietro dai primi anni Novanta, insieme a un’altra piccola ossessione: fare, almeno una volta, una rassegna stampa da dentro un’edicola, quando la città ancora sbadiglia e i giornali odorano di notte, di tipografia e di mattino.
E non mi sono mai offeso quando qualcuno, invece di giornalista, mi ha chiamato “giornalaio”. Anzi. L’ho sempre considerato un omaggio.


Perché gli edicolanti sono gli uomini che custodiscono il passaggio dalla notte al giorno. Sono bibliotecari da strada, consiglieri senza appuntamento, cantastorie, trovatori d’inchiostro. Conoscono le persone attraverso i giornali che comprano, la trasparenza delle abitudini, i ritardi, i saluti, le confidenze lasciate tra una locandina e una moneta sul bancone.
 

Un giorno mi piacerebbe acquistare un’edicola e terminare immerso i miei giorni. Leggendo, raccontando, consigliando. Guardando passare la città.
Forse è anche per questo che oggi il pensiero della scomparsa di Josè Isidoro da Teramo fa ancora più male.
 

La sua edicola, davanti alla fontana dei Caduti, alla fine – o forse all’inizio, dipende sempre da dove si arriva – dei Tigli, è chiusa ormai da tempo. Ma per molti quella piccola attività continua ad avere il suo volto.
 

Josè era un uomo da locandina, nel senso più bello del termine.
 

Aveva un sorriso particolare, aperto e gentile, il sorriso di un uomo che sembrava portare dentro di sé due continenti e che riusciva, proprio per questo, ad avere uno sguardo largo sulle persone.
 

Era una brava persona.
 

Una definizione semplice, forse la più importante.
Insieme alla moglie Lina aveva trasformato l’edicola in qualcosa che andava oltre un’attività commerciale. Non entravi soltanto per comprare un giornale. Entravi e venivi accolto. Non come cliente, ma come ospite.
C’era sempre una parola, un sorriso, quella familiarità che rende alcuni luoghi parte della geografia sentimentale di una città.
 

Poi le saracinesche si abbassano come un sipario. Le edicole chiudono. Le abitudini cambiano. I giornali diventano schermi e le locandine scompaiono lentamente dalle strade.
 

Ma certe persone restano.
 

Restano nel ricordo di chi ogni mattina si fermava per un quotidiano. Restano nei saluti scambiati in fretta, nelle chiacchiere, nei piccoli riti quotidiani che comprendiamo quanto fossero preziosi soltanto quando di Caronte in Caronte trapassano di sponda. Mancano come riti urbanistici. 
 

A Lina, alla famiglia, agli amici e a tutti coloro che hanno voluto bene a Josè va un abbraccio sincero.
L’ultimo saluto sarà mercoledì 12 agosto alle ore 17 nella chiesa della Madonna della Cona.


E forse, passando davanti a quella vecchia edicola, qualcuno continuerà ancora per un istante a cercare il suo sorriso dietro il bancone.
Perché gli edicolanti, quelli veri, non vendevano soltanto giornali.
Ci consegnavano ogni mattina un piccolo pezzo di mondo.

Il nostro come il vostro.

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