Il sindaco di Teramo, Gianguido D'Alberto anche questa volta non ha mantenuto la sua parola. Eravamo intesi. Dopo la notizia e dopo l'intervista alla teramana Mamma Africa, l 'ultimo saluto al nostro amico Issouf, morto in un cantiere e vissuto come uomo giusto e ragazzo esemplare, non ci è stato concesso dalla dimenticanza del buon D'Alberto. Segno indistinto della sua Amministrazione. Ospitiamo il pensiero del Primo Cittadino aprutino come segno di rispetto verso le Istituzioni.
"Issouf era arrivato in Italia in cerca di un futuro migliore.
E a Teramo aveva trovato la sua casa e costruito la sua vita grazie a una comunità che lo aveva accolto e accompagnato nel suo percorso di integrazione.
Un percorso che Issouf aveva portato a termine con determinazione, in quel processo di cittadinanza sostanziale che parla di studio, lavoro e amicizie.
Issouf era perfettamente integrato. Issouf era un membro della nostra comunità. E, come troppi ragazzi della sua età, italiani e migranti, ha perso la vita a soli 33 anni sul lavoro, nell'esercizio di un diritto, oltre che di un dovere costituzionale.
Oggi, come comunità teramana, abbiamo voluto stringerci tutti insieme per accompagnarlo nel suo ultimo viaggio. La presenza congiunta dell'Imam Mustapha e di Don Cristian ha restituito il senso più profondo di questo momento: Issouf, nella vita così come nella morte, ci ha ricordato che siamo tutti parte di un'unica grande umanità.
Un'umanità che, al di là del colore della pelle e delle differenze religiose, guarda verso un unico cielo e condivide un unico destino, come ci ha ricordato anche Papa Leone nella sua visita a Lampedusa.
Ora Issouf varcherà di nuovo la porta del Mediterraneo e tornerà dalla sua famiglia in Costa d'Avorio. Noi lo ricorderemo sempre come un figlio di Teramo, il cui sorriso resterà per sempre nei nostri cuori.
Noi, a Teramo, facciamo così".
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