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«È dal 1989 che vado nelle scuole. I giovani sono come delle spugne e assorbono tutto. È importante far capire loro la differenza tra il bene e il male. E siccome quello che io dico ha un peso, credo così di avere il potere di cambiare le cose».
Una sala gremita quella dell'Aula Magna dell'Università di Teramo che questa mattina, nell'ambito delle attività della Scuola di Legalità, ha accolto il procuratore Nicola Gratteri. Tanti gli studenti da ogni provincia d'Abruzzo che hanno avuto modo di rivolgergli alcune domande. «Io ho avuto la fortuna di nascere e crescere in una famiglia di sani principi. Lo ripeto, è una fortuna. Non tutti ce l'hanno. E per chi non ce l'ha, venire fuori ed emergere è quasi impossibile. Credo però molto nell'aiuto che può dare la scuola. Gli insegnanti devono essere liberi di educare, oggi le cose sono un po' diverse e troppo spesso si dà ragione al ragazzo anche quando ha riportato un brutto voto. Ma la scuola è quel luogo dove persone, di quello che definisco come una sorta di terzo settore, possono far capire bene ai ragazzi la differenza tra bene e male».
Gratteri ha raccontato il suo lavoro e come è nata la sua vocazione: «Sin da bambino ho assistito nella mia terra alle crudeltà. Vedevo gente a terra, c'era sempre qualcosa di marcio anche quando andavo a scuola. E alle medie ho cominciato a capire che volevo provare a cambiare le cose. E mi sono impegnato per farlo. Ai ragazzi dico studiate. Lasciate il telefonino, non fatevi distrarre. Oggi la mafia è ovunque, soprattutto in questo piccolo ma potentissimo aggeggio che teniamo sempre in mano. E non ce ne rendiamo conto».
Il fenomeno mafioso cambia. Non c'è più lo stereotipo del malavitoso con coppola e lupara, oggi la mafia non ha confini. È in un posto e nel mondo intero, lavora all'estero ma gestisce i traffici in Italia, non si nasconde, è più spavalda e ce ne sono tante, di nuove e anche pericolose. «C'è la mafia albanese, la mafia nigeriana, giusto per citarne alcune. E senza saperlo voi potreste alimentarle. Vi piace farvi una canna? Vi piace comprare una striscia di cocaina? Ok. Quegli euro che spendete per queste cose che vi allontano dal mondo, dal bene e dalla verità, li state dando alla mafia. È la mafia che gestisce la droga. Anche se non ve ne accorgete».
Allora come ci si difende oggi? «Stando lontano da tutto questo. Non uscite tutte le sere, mettetevi il pigiama e studiate. Siate curiosi. Fate attenzione al telefono, è un'arma letale, quanto un coltello. fate scelte consapevoli, non vi drogate, non alimentate attività pericolose».
Qual è il pericolo più sottostimato quando si parla di mafia? «Noi le abbiamo sempre raccontate in modo violento e allora la percezione che si ha è che se non c'è il morto o gli spari o le auto bruciate allora non c'è mafia e non c'è violenza. Ma non è così».
C'è fiducia nei ragazzi? «Sì. I ragazzi hanno partecipato al referendum e mi ha fatto piacere, ce ne sono alcuni che hanno detto "non scendo per Natale ma scendo per votare", è una cosa forte. Forse abbiamo sottovalutato il loro interesse, non mi aspettavo ce ne fosse così tanto».
È mai stato avvicinato dalla mafia? «No, non gli conviene. Io non porto neanche l'orologio, non sono materiale, non possono corrompermi». E i suoi colleghi? «Dico solo che i magistrati così come i giornalisti non vengono da Marte, sono il prodotto di questa società: cambiano solo le percentuali, quelle di bene e quelle di male».
Nilasia Sistilli
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