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Vergogna in Abruzzo. La dialisi non è uguale per tutti...

di Anonimo
3 minuti

Inizia la protesta dei pazienti dializzati dell'ospedale di Penne, da troppo tempo penalizzati, dimenticati e bistrattati da una politica sorda e assente.

I pazienti trattati all’ospedale S. Massimo inizieranno a far sentire la loro voce.

Questa forma di protesta  si legge in una nota della segr. regionale Aned Eleonora Corona voluta dai dializzati di Penne potrebbe sembrare flebile e sottovoce a coloro i quali possono permettersi il lusso di incrociare le braccia di protestare in piazza  presidiare ed interrompere la propria attività anche per giorni e giorni, ma per noi dializzati questo non e' possibile perché le nostre vite sono strettamente legate alla macchina della dialisi, per cui il prolungamento della protesta effettuata sarebbe certamente fatale alle nostre già  precarie condizioni di salute.

La protesta, come anticipato, riguarda la situazione delle gravi carenze strutturali dell’ospedale di Penne , una delle più vergognose e sicuramente quella relativa alle sale dialisi. Questa sezione della struttura sanitaria, infatti, evidenzia problematiche che creano un “alto rischio clinico per il paziente stesso”

Vogliamo confidare nel sollecito intervento della nostra sanità regionale affinché adotti tutte le iniziative e misure volte a prevenire ogni situazione di pericolo e di disagio per i malati.

E' questo l'appello diffuso dal segretario regionale Aned (Associazione Nazionale Emodializzati), alle più importanti cariche istituzionali del territorio, fra le quali il Presidente della Regione Luciano D’Alfonso, l’assessore regionale alla programmazione sanitaria Silvio Paolucci.
"Non vogliamo creare allarmismi e disagi - prosegue Corona - ma i pazienti sono amareggiati e si sentono umiliati da un continuo rimbalzo di norme e blocchi burocratici di cui non ne comprendono il senso.
Invitiamo le Istituzioni in oggetto ad essere presenti per conoscere i malati, parlare con loro, ascoltare le loro storie di sofferenze, di insoddisfazioni, di un’esistenza mutilata, di un’attesa, spesso vana, del trapianto, del totale condizionamento della vita propria e della famiglia e della snervante schiavitù di apparecchiature mediche, ma anche per riscoprire la dignità, il coraggio, la sensibilità e i valori di cui sono portatori.

Da tempo i dializzati si battono per ottenere una sistemazione più consona, documenti del 2013 di Giulio Bomba delegato Aned già notificavano questa situazione ed oggi scrive:”dopo 21 anni di lotte a 71 anni di età mancano le forze, i dializzati abruzzesi hanno dovuto sempre combattere! Sempre chiedere quello che in altre regioni e garantito.

Tutta questa situazione rischia di complicare la loro condizione, già particolarmente delicata in quanto sono costretti periodicamente ad attaccarsi a macchinari. Già da anni  giungono promesse e rassicurazioni, mai concretizzate. Per questo ora andremo avanti ad oltranza fino a che saremo ascoltati e non saremo soli familiari operatori sanitari associazioni che ci sosterranno e daranno la forza di far valere i nostri diritti di persone, tra pazienti della dialisi, parenti, lavoratori dell’ospedale e solidali e associazioni avremo dalla nostra parte noi aspettiamo risposte.

Ricordiamo che Aned ha organizzato una conferenza stampa per martedì 11 Luglio ore 12.00 presso l’Azienda Ospedaliera di Penne perché dopo anni e anni di incontri protocolli i pazienti continuano a fare la loro dialisi in locali poco adatti e non sicuri, e se le ristrutturazioni avranno i soliti tempi biblici chiediamo un  trasferimento nello stesso plesso come una soluzione temporanea.

Se da parte dei vertici ospedalieri si tenta di minimizzare e di tenere a freno la stampa locale, noi di ANED non staremo fermi.
Siamo determinati a continuare la protesta e la lotta fino al raggiungimento dell’obiettivo, a ogni costo!

Comitato Aned Abruzzo e Molise

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