L’inchiesta “Scuole Sicure”, coordinata dal procuratore capo di Teramo Ettore Picardi, non si fermerebbe agli otto indagati per il liceo scientifico Curie di Giulianova, che secondo la Procura avrebbe dovuto essere chiuso già nel 2017 per criticità sismiche e statiche. Dopo il presidente della Provincia Camillo D’Angelo, i suoi due predecessori e cinque dirigenti ed ex dirigenti dell’ente, sarebbero stati iscritti nel registro degli indagati anche sindaci, assessori, amministratori locali e responsabili degli uffici tecnici di diversi Comuni della provincia. Le ipotesi di reato sarebbero omissione di atti d’ufficio e, per i dirigenti, omissione di lavori in edifici che minacciano rovina.
L’indagine nascerebbe dall’esposto di due noti intellettuali teramani, il Preside Lino Befacchia e il professor Elso Simone Serpentini. Il primo ha ribadito che l’iniziativa era rivolta alla tutela della comunità e non contro singole persone, chiedendo chiarezza sulle responsabilità politiche e dirigenziali. Serpentini ha invece sottolineato la lentezza della giustizia, auspicando ulteriori sviluppi e risposte sul "Giallo Delfico".
Ma dalla sicurezza delle scuole potrebbe aprirsi anche un nuovo interrogativo: perché non verificare le condizioni delle strade provinciali e comunali? Carreggiate dissestate, manutenzioni insufficienti e guardrail sostituiti da tempo con semplici transenne rappresentano pericoli quotidiani per automobilisti, motociclisti, ciclisti e pedoni. Una possibile inchiesta sulle “Strade Sicure” potrebbe fare luce anche sulle eventuali responsabilità degli enti competenti. Perché la sicurezza dei cittadini non può essere garantita soltanto all’interno degli edifici scolastici, ma deve esserlo anche sulle strade percorse ogni giorno.
Foto IA
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