NEPEZZANO – Una giornata trasformata in una lunga prova di resistenza per numerose famiglie di Nepezzano. Nel pieno dell’ondata di caldo, con temperature vicine ai 38 gradi, una vasta parte della frazione è rimasta senza energia elettrica per oltre sette ore consecutive.
A denunciare quanto accaduto è un residente, che ha inviato una lettera per raccontare i disagi vissuti il 4 agosto e chiedere una diversa organizzazione degli interventi programmati sulla rete.
L’interruzione sarebbe stata annunciata attraverso alcuni avvisi affissi sui pali. Una comunicazione preventiva che, però, secondo il cittadino non sarebbe sufficiente a tutelare anziani, bambini e persone fragili dalle conseguenze di uno stop così lungo.
«Può bastare un foglio appeso a un palo per giustificare ore senza corrente in una giornata con 35 o 38 gradi?», si chiede il residente, ricordando le difficoltà di chi non ha potuto utilizzare ventilatori, condizionatori, frigoriferi e altri apparecchi essenziali.
Il problema riguarda in modo particolare le abitazioni completamente elettriche, sempre più diffuse anche per effetto delle politiche legate alla transizione energetica. Chi vive in una casa senza impianto a gas, infatti, durante un’interruzione prolungata rischia di non poter cucinare, produrre acqua calda o utilizzare i principali servizi domestici.
«Ci viene chiesto di puntare sulle energie rinnovabili e sulle case green, ma poi per difenderci dalle interruzioni dovremmo acquistare o affittare un generatore, sostenendo anche il costo del carburante», osserva il cittadino.
La preoccupazione più forte resta quella legata alle persone anziane, soprattutto se sole o residenti in abitazioni datate, che durante le ore più calde potrebbero aver sofferto particolarmente l’assenza di sistemi di raffrescamento.
Nella lettera viene proposta anche una possibile soluzione: dividere gli interventi in due fasce, con alcune ore di sospensione, un ripristino temporaneo dell’energia e una successiva interruzione. Una modalità che avrebbe almeno consentito alle famiglie di rinfrescare gli ambienti, conservare gli alimenti e utilizzare per qualche tempo gli elettrodomestici.
Il residente chiede ora che il Comune di Teramo e il gestore della rete aprano un confronto concreto sulle modalità con cui vengono programmati questi lavori. Non soltanto avvisi, dunque, ma strumenti di assistenza e soluzioni capaci di ridurre l’impatto sulle persone più vulnerabili.
Perché restare senza corrente per un’intera giornata, nel cuore dell’estate, non può essere considerato un disagio inevitabile. E la protesta di Nepezzano riapre una domanda semplice: chi tutela davvero i cittadini quando un intervento programmato mette in difficoltà un’intera comunità?
Foto IA
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