Un voto giudicato privo di garanzie concrete per i territori e incapace di mettere al sicuro la gestione pubblica dell’acqua. È questa la ragione che ha spinto i consiglieri regionali Sandro Mariani e Dino Pepe, del Partito Democratico, e Giovanni Cavallari, di Abruzzo Insieme, ad abbandonare l’Aula e a non partecipare alla votazione sul parere relativo al documento predisposto dall’ERSI.
Una decisione condivisa anche da altri rappresentanti delle opposizioni e definita dai tre consiglieri come un atto di «coerenza politica e responsabilità istituzionale».
Mariani, Pepe e Cavallari respingono l’ipotesi di una posizione pregiudiziale e ricordano di aver manifestato, già durante il dibattito conclusosi il 26 maggio, forti perplessità sulla riforma del Servizio Idrico Integrato.
Secondo i tre esponenti regionali, il nuovo sistema non definirebbe con sufficiente chiarezza il futuro assetto del servizio idrico abruzzese, rinviando alla Giunta regionale le scelte decisive.
Partecipare al voto, sostengono, avrebbe significato avallare un percorso che continua a non offrire le garanzie richieste per i territori, per le società pubbliche e per gli utenti.
Lo studio elaborato dall’ERSI ipotizza la suddivisione dell’Ambito Territoriale Unico Regionale in due sub-ambiti, ma non stabilisce che questo sarà necessariamente l’assetto definitivo.
Il parere delle Commissioni consiliari, inoltre, sarebbe obbligatorio ma non vincolante. La Giunta regionale manterrebbe quindi il potere di assumere decisioni differenti rispetto alle indicazioni espresse durante il confronto consiliare.
È proprio questo, secondo Mariani, Pepe e Cavallari, uno dei principali punti deboli della riforma: i territori sarebbero chiamati a pronunciarsi senza avere la certezza che le loro indicazioni verranno poi rispettate.
Le preoccupazioni maggiori riguardano il futuro del Teramano, anche in considerazione delle differenti scadenze delle concessioni attualmente esistenti.
Il documento, denunciano i tre consiglieri, non chiarirebbe quale sarà il percorso del sub-ambito nel quale dovrebbe essere ricompresa la provincia di Teramo e non fornirebbe risposte precise sulla fase transitoria fino al 2031, anno di scadenza della concessione affidata a Gran Sasso Acqua.
Resterebbero da definire i tempi, gli strumenti societari, le procedure amministrative e le modalità attraverso le quali dovrebbero essere integrate realtà territoriali con concessioni, modelli di gestione e condizioni economiche differenti.
«Quando si interviene su un servizio essenziale come quello idrico non sono sufficienti ipotesi o rassicurazioni generiche», evidenziano i consiglieri.
Le decisioni assunte oggi, infatti, potrebbero produrre effetti per molti anni sulle comunità locali, sulle società pubbliche, sui lavoratori e sulle tariffe sostenute dai cittadini.
Mariani, Pepe e Cavallari ribadiscono quindi la propria posizione: l’acqua deve restare un bene pubblico e la sua gestione deve essere integralmente pubblica, non soltanto nelle dichiarazioni di principio, ma anche nella governance delle società e nei processi decisionali.
Nell’attuale quadro normativo, invece, continuerebbero a rimanere aperti scenari differenti, ancora troppo indefiniti per garantire il carattere pubblico del servizio nel medio e lungo periodo.
I tre consiglieri chiedono inoltre che la riforma tenga conto delle esperienze territoriali considerate virtuose.
In Abruzzo, ricordano, esistono società pubbliche che hanno mantenuto tariffe contenute, sviluppato buone pratiche di governo e assicurato servizi efficienti. Esperienze che, secondo Mariani, Pepe e Cavallari, dovrebbero essere tutelate e valorizzate anziché assorbite in processi poco trasparenti o costrette a sostenere inefficienze maturate in altri territori.
L’uscita dall’Aula assume così il significato di una presa di distanza netta da un documento ritenuto ancora incompleto.
«Non intendiamo esprimere un voto meramente formale su una proposta che non scioglie i nodi fondamentali della riforma e che non vincola le successive decisioni della Giunta regionale», concludono Mariani, Pepe e Cavallari.
La battaglia politica proseguirà ora sulla trasparenza delle procedure, sulla tutela della gestione interamente pubblica dell’acqua e sulla necessità di evitare che il riordino del servizio idrico penalizzi il Teramano, le società efficienti e, soprattutto, i cittadini abruzzesi.
Commenta