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Droga nelle notti della costa teramana: comprare una pasticca sembra diventato troppo facile

di Giancarlo Falconi
3 minuti

Quanto tempo serve a un adolescente per trovare una pasticca durante una serata in un locale della costa teramana?
Pochi minuti?
Una conoscenza?
Un passaggio di mano?
Una parola detta alla persona giusta?
È questa la domanda da cui bisogna partire. Perché il problema non è soltanto la presenza della droga. Il problema è la sensazione, sempre più forte, che certe sostanze siano diventate facilmente accessibili anche ai più giovani.
Non stiamo accusando i gestori dei locali e non stiamo sostenendo che lo spaccio avvenga con la loro complicità.
Stiamo parlando di ciò che può accadere dentro e intorno al mondo della notte: nei gruppi di ragazzi, nei parcheggi, nei bagni, negli spazi esterni, nei passaggi informali che rendono una sostanza apparentemente semplice da trovare.
La storia di Claudine, nome di fantasia, parte proprio da una di queste serate.
È adolescente. È figlia di un medico. Ha una famiglia presente.
Eppure una sera, insieme ad altri amici, acquista una pasticca.
Poi arrivano l’euforia, la disinibizione, la sensazione di empatia, quella leggerezza artificiale che per qualche ora può far sembrare tutto più semplice.
Il problema arriva dopo.
Il giorno successivo Claudine precipita.
Tristezza.
Apatia.
Vuoto emotivo.
Ansia.
Stanchezza estrema.
Insonnia.
Irritabilità.
Pensieri sempre più cupi.
Avrebbe dovuto partecipare alla festa di compleanno di una cugina.
Non ci va.
Si ritrova invece a camminare da sola sul molo di un porto della costa teramana.
Buio.
Mare.
Scogli.
E un dolore interiore che in quel momento sembra ingestibile.
Pensa di farla finita.
A fermarla è un ragazzo che dormiva a terra.
Uno degli invisibili.
La vede, capisce che qualcosa non va, si avvicina, la abbraccia. Insieme chiamano gli amici. Non il 112.
Arrivano i genitori.
Claudine viene aiutata.
Oggi è seguita da uno specialista e sta bene.
Ma il punto dell’inchiesta viene dopo la storia personale.
Perché se una ragazza così giovane riesce a procurarsi una sostanza durante una normale serata, allora il problema non può essere liquidato come un incidente individuale.
Bisogna chiedersi quanto sia estesa la rete di piccoli passaggi che permette alla droga di arrivare nei luoghi del divertimento.
Chi vende?
Chi porta le sostanze?
Chi fa da intermediario?
Quanto è facile acquistare una pasticca senza conoscere davvero ciò che contiene?
Quanti ragazzi assumono sostanze pensando di avere davanti un prodotto “sicuro”, quando in realtà non hanno alcuna certezza sulla composizione?
E soprattutto: quanti controlli vengono effettuati realmente nei luoghi e negli orari in cui questo mercato si muove?
La costa teramana ogni estate richiama migliaia di ragazzi.
Locali, discoteche, feste, eventi, spiagge, parcheggi.
Un enorme circuito del divertimento che rappresenta una ricchezza per il territorio.
Ma proprio per questo non può diventare una zona franca.
Non basta dire che la droga è vietata.
Non basta confidare nella responsabilità individuale.
Se le sostanze riescono ad arrivare ai minorenni con estrema facilità, serve capire come, dove e attraverso chi.
Servono controlli mirati.
Serve prevenzione vera.
Serve parlare con i ragazzi senza moralismi.
E serve soprattutto smettere di considerare normale ciò che può diventare letale.
Una pasticca non è un dettaglio di una notte.
È il primo anello di una catena che poche ore dopo porta un’adolescente su un molo, davanti agli scogli, convinta che il proprio dolore non abbia una via d’uscita.
Claudine è stata salvata da un ragazzo che molti avrebbero probabilmente ignorato passando accanto a lui. Un eroe. 
La sua storia finisce bene.
L’inchiesta, invece, dovrebbe cominciare proprio da qui.
Perché la domanda resta aperta.
Quanto è facile, oggi, comprare droga durante una serata sulla costa teramana?

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