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Gara post-incidente, il 16 settembre il ricorso al Tar: sotto esame gli atti del Comune di Teramo

di Giancarlo Falconi
4 minuti

TERAMO – Il conto alla rovescia è iniziato. Il 16 settembre la gara del Comune di Teramo per il servizio di ripristino post-incidente approderà davanti al Tribunale amministrativo regionale.
La società che da settimane contesta la legittimità della procedura ha deciso di andare avanti dopo la diffida e la richiesta di annullamento in autotutela dell’intero affidamento.
 

La vicenda ruota attorno a una serie di interrogativi amministrativi destinati ora a diventare materia di ricorso: chi aveva effettivamente il potere di firmare gli atti fondamentali della gara? Quale settore comunale era competente a gestire la procedura? E soprattutto, gli eventuali vizi degli atti iniziali possono riflettersi sull’aggiudicazione definitiva?
 

La diffida era stata indirizzata, tra gli altri, al sindaco Gianguido D’Alberto, all’assessore Marco Di Marcantonio, al responsabile unico del progetto, al segretario generale e ai dirigenti comunali interessati.
Uno dei punti centrali riguarda gli atti sottoscritti da un funzionario comunale.
Secondo la ricostruzione contenuta nella contestazione, dopo la riorganizzazione della macrostruttura comunale entrata in vigore il primo luglio 2025, il dipendente sarebbe stato ricollocato nella posizione di funzionario di Elevata qualificazione, senza conservare funzioni dirigenziali.
 

Nonostante ciò, sostengono i legali, lo stesso funzionario avrebbe successivamente firmato in qualità di dirigente alcuni passaggi decisivi della procedura: dalla determinazione con cui è stata indetta la gara alla nomina del responsabile unico del progetto. Sarebbe stato inoltre indicato come componente esperto della commissione giudicatrice.
Un passaggio considerato particolarmente significativo viene individuato nella deliberazione della Giunta comunale del 9 luglio 2026.
Nel provvedimento richiamato nella diffida, l’attribuzione di funzioni dirigenziali a funzionari di categoria D viene definita «contraria alla legge».
 

Otto giorni dopo, il 17 luglio, il Comune ha comunque adottato la determinazione di aggiudicazione definitiva. L’atto è stato sottoscritto dal dirigente del settore, ma secondo la società sarebbe fondato sui precedenti provvedimenti oggi contestati.
Per i legali, l’eventuale problema non potrebbe essere superato dalla successiva firma di un dirigente di ruolo. Nella diffida si parla infatti di «vizi di legittimità radicali e insanabili», sostenendo che l’eventuale nullità degli atti iniziali si propagherebbe anche ai provvedimenti successivi.
 

Ma il fronte delle firme è soltanto una parte della contestazione.
La società solleva infatti anche una questione di competenza amministrativa. Il servizio di ripristino post-incidente comprende la pulizia della piattaforma stradale e il recupero delle condizioni di sicurezza e ambientali eventualmente compromesse dopo un sinistro.
Secondo i legali, proprio per la natura del servizio la procedura avrebbe dovuto essere incardinata nell’Area Lavori pubblici, competente in materia di viabilità, trasporti e manutenzione.
La fase conclusiva sarebbe stata invece gestita dall’Area Attività produttive. Una circostanza indicata come ulteriore possibile profilo di illegittimità.
C’è poi la questione del cumulo di ruoli.
 

Un dipendente comunale sarebbe stato inizialmente estensore e istruttore di un atto e, successivamente, nominato responsabile unico del progetto. Il funzionario al centro delle contestazioni avrebbe invece ricoperto contemporaneamente il ruolo di dirigente firmatario e quello di componente esperto della commissione giudicatrice.
La richiesta formulata al Comune era quindi quella di annullare tutti gli atti della procedura, compresa l’aggiudicazione definitiva, e di valutare un nuovo affidamento sotto la responsabilità dell’Area Lavori pubblici.
 

La società ha inoltre chiesto una nuova determinazione del valore economico della concessione.
Secondo i legali, Palazzo di città avrebbe avuto ancora la possibilità di intervenire in autotutela senza particolari conseguenze economiche, dal momento che il contratto non risulterebbe ancora stipulato.
Ora però il terreno dello scontro cambia.
 

Dal 16 settembre non saranno più soltanto diffide, lettere e richieste di chiarimenti a scandire la vicenda. Sarà il Tar a dover valutare se l’intera procedura abbia seguito correttamente la catena delle competenze, dei poteri e delle responsabilità.
 

Per il Comune di Teramo si apre quindi una partita molto più delicata: non difendere soltanto un’aggiudicazione, ma dimostrare che ogni passaggio della gara sia stato adottato dal soggetto giusto, nel settore giusto e con i poteri necessari.
Ed è proprio qui che si giocherà il futuro della gara post-incidente: non sul valore della concessione, ma sulla solidità amministrativa degli atti che l’hanno fatta nascere.

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