I numeri non lasciano spazio a interpretazioni rassicuranti. Dietro le statistiche ufficiali si delinea una diffusione dell’MDMA che, negli ultimi anni, ha assunto dimensioni strutturali nel panorama europeo, coinvolgendo in modo diretto le fasce più giovani della popolazione.
Tra il 2015 e il 2023, le indagini condotte in 26 Paesi dell’Unione europea mostrano che oltre due milioni di giovani adulti tra i 15 e i 34 anni hanno fatto uso di MDMA nell’arco di dodici mesi. Una prevalenza che si attesta attorno al 2,2% e che, se confrontata con quella registrata tra i 15 e i 24 anni, evidenzia una sostanziale continuità del fenomeno. In tredici Stati membri che hanno fornito dati aggiornati e intervalli di confidenza dal 2021, quasi un terzo segnala un incremento rispetto alla rilevazione precedente, mentre negli altri il consumo resta stabile, senza segnali di riduzione.
Parallelamente ai dati epidemiologici, emergono elementi che riguardano l’impatto neuropsicologico della sostanza. L’MDMA agisce sui processi cognitivi, sull’umore e sulla memoria, con effetti che possono includere stati ansiosi e alterazioni percettive riconducibili, in parte, alle sostanze allucinogene. A rendere la droga particolarmente attrattiva è la capacità di indurre sensazioni di empatia e vicinanza emotiva, un effetto che contribuisce alla sua diffusione soprattutto in contesti sociali e ricreativi.
Dal punto di vista neurobiologico, le aree maggiormente coinvolte sono quelle neocorticali legate alla memoria e alla percezione, insieme alle strutture sottocorticali del sistema limbico, centrali nella regolazione delle emozioni e dell’adattamento comportamentale. Tuttavia, nonostante anni di studi, i meccanismi alla base di alcuni effetti chiave — in particolare quelli legati all’aumento della percezione empatica — restano solo parzialmente chiariti.
Ed è proprio in questo spazio di incertezza scientifica, tra normalizzazione sociale e conoscenze incomplete, che il consumo di MDMA continua a crescere silenziosamente, ponendo interrogativi che i numeri, da soli, non riescono più a eludere.
La testimonianza di una madre teramana, pubblicamente su Facebook nonostante l'anonimato ha svegliato diverse coscienze famigliari. Scrive " Ho trovato in camera di mio figlio diverse pasticche di colore dal rosso all'arancione. Dopo la prima sfuriata violenza di mio marito abbiamo cercato di spiegare i rischi potenziali e le varie conseguenze a livello cerebrale. Nostro figlio le ha ha acquistate vicino a un locale e le avrebbe usate nel fine settimane insieme al gruppo. Era stato scelto tramite un gioco per custodirle. Sono stata una madre fortuna e vi consiglio sempre di controllare i vostri ragazzi anche se vanno benissimo a scuola e anche se sono educatissimi in tanti contesti. La droga ha diverse facce ma sempre la stessa fine. Porta alla disperazione all'interno delle famiglie e alla condanna per gli assuntori. Pensateci".
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