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Teramo. La fantastica storia di Mattia Gatti e la Fiamma Olimpica...

di Giancarlo Falconi
3 minuti

Teramo si prepara ad accogliere una testimonianza di straordinario valore umano e simbolico nel viaggio della torcia olimpica verso Milano-Cortina 2026. Il prossimo 3 gennaio, tra i tedofori che attraverseranno la città, ci sarà *Mattia Gatti, 17 anni, di Ancarano*: un ragazzo con una malattia rara e una neurodiversità, che porterà la fiamma olimpica accompagnato dal suo *maestro di taekwondo, Michele Maloni.*
Un momento che va ben oltre la celebrazione sportiva e si trasforma in un racconto di resilienza, visione educativa e ruolo sociale dello sport.
La storia di Mattia comincia in salita. Le prime due settimane di vita trascorse in terapia intensiva, l’avvio della fisioterapia già a quindici giorni dalla nascita, un percorso segnato da difficoltà, cure continue e dal costante confronto con diversi specialisti sanitari. *Un cammino complesso, fatto di attese, incertezze e tanta determinazione.*
Conosce Maloni e il taekwondo a 13 anni quando, su indicazione medica, viene suggerita a Mattia un’attività di contatto. In quel momento *Michele Maloni  diventa un punto di riferimento non solo sportivo, ma anche educativo.* Da allora, i progressi sono stati evidenti: miglioramenti sul piano neurologico e fisico, maggiore autonomia, crescita dell’autostima e delle capacità relazionali.
Il 3 gennaio sarà anche un giorno dal forte valore simbolico sul piano familiare: Mattia accenderà la torcia di papà Danilo, che aveva già ricoperto il ruolo di tedoforo per le Olimpiadi di Torino 2006. Due generazioni unite dalla stessa fiamma in un ideale passaggio di testimone che racconta continuità, impegno e speranza.
 

Commovente e lucida la dichiarazione della madre di Mattia, Claudia Iaconi:«Seguiamo sin dal primo giorno il viaggio della fiamma e da almeno un paio d’anni sogniamo che Mattia possa essere tedoforo.
 

Ogni giorno ci commuovono le storie raccontate sia da grandi campioni sia da persone comuni. Abbiamo sentito le testimonianze di atleti come  *Fefé De Giorgi e Antonella Palmisano* alle loro evidenti emozioni  sono emersi valori come l'unione e la pace ma anche quanto nessuna vittoria sia mai davvero individuale e quanto a volte le sconfitte possano essere spinte per successivi traguardi.
 

Anche negli sport che sembrano solitari, come il ciclismo o l’atletica, il campione vince grazie al lavoro silenzioso di una squadra: ai gregari, agli allenatori, ai preparatori, a chi sostiene e accompagna. *È così anche nella storia di Mattia in cui il lavoro di squadra ha fatto la differenza tra una conquista e una sconfitta,  lezione che vale nello sport come nella vita.*
 

Abbiamo visto una novantenne correre con la fiamma alzata, un padre spingere la figlia sorridente su una sedia a rotelle, e ci siamo sentiti parte di un viaggio che abbraccia tante famiglie e tante comunità. Un viaggio che è anche il nostro.
 

Diciotto anni fa potevo immaginare tutto, tranne che mio figlio, di cui *non si sapeva nemmeno se fosse compatibile con la vita, sarebbe diventato tedoforo* insieme al padre e al suo istruttore di taekwondo. Non voglio sentirmi dire che siamo stati bravi: voglio lanciare un messaggio di speranza per tutti».
 

Quella di Mattia Gatti non è una favola, ma una storia concreta. Una storia che dimostra come sport, competenza educativa, continuità terapeutica e fiducia nelle persone possano costruire percorsi reali di crescita e partecipazione.
 

La torcia olimpica non porterà soltanto il fuoco dei Giochi, un messaggio chiaro e potente: l’inclusione non è un gesto simbolico, è un processo quotidiano che funziona quando viene praticato davvero.

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