Roseto: Il mistero del mare inquinato

19
settembre
2012

Nel “diario” del primo divieto di balneazione (in pieno Luglio, in pieno centro, in piena stagione turistica) c’era un “cronos” (tempo) che non ritornava. Dunque istavano le carte che il 7 luglio si sarebbe verificato un guasto all’impianto fognario, da cui il secernere d’un liquido non proprio puro che tre giorni appresso, il 10 luglio, sarebbe stato intercettato da ordinarie analisi regionali per poi, trascorsi ormai una mezza decina di giorni, produrre il 12 un divieto di bagnarsi nelle acque dell’Adriatico per un bel pezzo di spiaggia rosetana. Senonché successive analisi proprio del 12, asseveravano in vero che quel giorno stesso l’acqua era già tornata limpida e quindi balneabile, cosa ufficializzata il 14 del luglio medesimo.

Orbene, allora il giorno 10 quando nel mare si sguazzava ignari grandi e piccini, l’acqua nascondeva invisibili bacilli, peraltro in letteratura medica piuttosto perniciosi? s’era chiesta Raffaella D’Elpidio, (foto) consigliera comunale del gruppo Pd. Che il primo agosto aveva depositato in Comune una richiesta per vedere un po’ di carte.

Ebbene oggi, ben 48 giorni dopo la richiesta (quando il Regolamento dice 30 giorni massimo, lo Statuto conferma 30 giorni massimo e la Legge garantisce 30 giorni non di più), giorni quarantotto invece, ha ottenuto copia del richiesto. Ma nonostante ciò il “cronos” non si è chiarito. Non si capisce, infatti, se l’Ente delle Acque abbia avvertito il Comune il 7 luglio della fuoriuscita indesiderata né si comprende se qualcuno in Comune abbia espresso stupore avendolo invece in ipotesi appreso niente meno il 13 luglio che la tubatura funzionava a dovere fin dal 7 medesimo.

Ora ci si chiede, visto che al turismo non fa certo da tonico un divieto di balneazione, quando il Comune ha saputo del guasto? A qual ora, di qual giorno? E se saputo non l’avesse subito non si sia un po’ adontato verso chi, forse, avrebbe fatto bene a dirglielo di presso. No, mica per niente: ma si dà il caso che sanguigni spiriti politici, che attaccano persino dal seggio-pulpito dell’Aula Civica inermi cittadini lì impediti di rispondere; se codesti risentiti uomini non abbiano poi detto una, una sola, magari mezza parola verso chi non li avesse in ipotesi messi al corrente di un fatto che poteva avere le conseguenze che poi ha avuto; sà in quel caso non avrebbero solo mancato di riguardo ai singoli cittadini, ma forse lasciati scappare l’occasione, essa sì doverosa, di una civile protesta.

Ma Raffaella D’Elpidio, che ha dovuto lottare per ottenere il suo diritto di accesso, studia le carte e si chiede: “Ma insomma, si può sapere o no se il 10 luglio il mare era pulito o sporco? Se si è rischiato o meno ad immergersi? A me la gente me lo chiedeva dopo il 12. A chi devo rivolgermi per una risposta?”. Già, a chi? Al Sindaco? Al “Ruzzo”, All’”Arta”? E ripete: 48 giorni; 48 giorni, per un accesso! Incredibile”

                         Ugo Centi

controaliseo.ilcannocchiale.it/
 

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17:05
— del —
19
settembre
2012
Ipocondriaco
Ecco, era da tempo che sognavamo di vedere il sequel de Lo Squalo dal punto di vista burocratico. Una storia parallela che si dipana tra le stanze del Comune e quelle degli Enti che, si spera, vigilino sulla salute dei privati cittadini (che ovviamente mantengono in vita gli uni e gli altri di tasca propria, ma questo è un dettaglio di secondaria importanza che di certo non legittima alcuno di essi a chiedere spiegazioni né ad averle in tempi ragionevoli). Nel film c’era un… Sindaco che in prossimità di un 4 luglio americano anni ’70 tarda a prendere il fatidico provvedimento di divieto di balneazione per evitare danni all’immagine turistica. Comprensibile, siamo umani, non è facile prendere decisioni in velocità, ci si affida alle decisioni ragionevoli, frettolosamente confortanti. Eppoi a Roseto, ma dai, mica un pescione di 8 metri e tre tonnellate di peso, ma no, solo… bacilli, tanti da esser rilevati a 3 giorni dallo sversamento (i bene informati dicono subito rimediato, gli aventi diritto all’informazione attendano) e gente ignara che ci sguazza dentro per almeno tre o quattro giorni filati, due volte al giorno magari. Per Spielberg la suspense e lo splatter, a noi è andata meglio. Però il film che ci interessa è un altro, il sequel burocratico delle responsabilità che non ci sono: pazienza, la commedia all’italiana ha i suoi canoni: “Vabbè dai… una fuga di liquami capita, che vuoi che sia? Ogni quanto? Ma no, ma che vai a pensà… di questa ve ne siete accorti? Pazienza dai, la prossima volta andrà meglio, magari subito dopo che l’Arta ignara avrà fatto il suo controllo programmato, così si darà all’Adriatico tempo di rimescolare le acque. Eppoi su diciamocelo, non vi avvisiamo se vi togliamo l’acqua corrente per due giorni d’estate, vai a vedé se ci stanno due colibacilli in mare? Tu nuota, che quelli si spostano, è una legge fisica, tranquillo… E l’Arta poi, mica va sempre avvisata tempestivamente in questi casi… specie se ha in programma un controllino imminente. Su, siamo pratici, siamo in tempi di crisi, le provette e i reagenti costano, un pochino di pazienza e tutto passa, eppoi se l’abbiamo chiamata o no e che c’hanno risposto non te lo vogliamo dì, ci sarà pure un segreto istruttorio da qualche parte! e se non c’è sappiate pure che anche la trasparenza ha le sue nuance primavera-estate a Roseto. Essù tanto manco più le cozze puoi prendere agli scogli: quindi il pericolo vibrione non c’è. Insomma, sempre ‘ste polemiche sterili. Che stupore vuoi avere il 13 se ti assicurano dopo una settimana che già il 7 era tutto a posto… il divieto comunque è stato emanato il 12 (perché si sa che tanto poi non si sa mai che potrebbe tornare utile)… emmò vuoi pure sapè com’è andata veramente? Vabbè, eccoti la risposta: c’è voluto un pochino più di tempo (la trasparenza dégradé è la proposta autunno-inverno rosetana e si sa che a una brava shampista nella pubblica amministrazione devi dare il suo tempo sennò non cogli il riflesso), però dai, davvero, è andata bene, su, emmòbbasta, i bacilli sò stati tutti catturati e fatti esplodere con una bombola d'ossigeno (più o meno)”.
Eh sì, è andata bene, nessuna epidemia, almeno non conclamata. Mica avrete mangiato le alici marinate a crudo? Ma vuoi vedere che anche il film Casinò c’entra qualcosa?
14:02
— del —
19
settembre
2012
dansind
@ Raffaella D'Elipidio. Credo che le risponderanno in merito alla balneabilità del mare relativamente al giorno 10 Luglio 2013.........
12:12
— del —
19
settembre
2012
marco
solo in estate ci si ricorda dell'inquinamento marino, mentre nel periodo autunno inverno di notte con i fiumi in piena scaricano tutto in mare...l' ambiente e la salute dei cittadini non conta niente...conta il turismo....vergogna
11:11
— del —
19
settembre
2012
Comunicato R. D'Elpidio
"Pretendo di sapere cosa è avvenuto al mare di Roseto tra il 7 e il 12 luglio". È quanto ha dichiarato il consigliere comunale rosetano del Pd Raffaella D'Elpidio. "Ci sono date che non collimano, ci sono dati che non ridanno, e carte alla mano il mio sospetto è che i rosetani e i turisti abbiano nuotato in un mare inquinato e che il divieto di balneazione sia arrivato con l'acqua che era già pulita", ha proseguito D'Elpidio.
"Guardiamo alle date di quel periodo - ha aggiunto il consigliere - Il 7 luglio c'è un guasto ad una conduttura che il Ruzzo afferma essere stato riparato immediatamente. Il 10 l'Arta effettua dei controlli sul mare antistante Roseto. Il 12 luglio la stessa Arta comunica l'inquinamento al comune di Roseto. Scatta il divieto di balneazione emesso dal sindaco Pavone. Sempre il 12 l'Arta effettua un nuovo controllo, i cui risultati, questa volta negativi, furono comunicati a Roseto il 14 luglio".
"In base alle carte risulta che il mare di Roseto è stato inquinato almeno sino al 10 - ha incalzato D'Elpidio - L'inquinamento è stato dovuto al guasto della conduttura Ruzzo del 7? Il Ruzzo comunicò al comune quanto avvenuto? Se lo fece, perché l'amministrazione non fece monitorare l'acqua? Se non lo fece, perché il comune non ha alzato la voce? Perché il primo controllo è stato effettuato dall'Arta solo in base ad un cronoprogramma che non teneva minimamente in conto dell'emergenza avvenuta? Carte alla mano la questione è una sola, ed è gravissima. Il 10 luglio abbiamo nuotato in un mare inquinato, e il 12 non abbiamo potuto fare il bagno in un'acqua che era già pulita. L'inquinamento era dovuto al guasto della conduttura? Dobbiamo accertare al millimetro le responsabilità, e capire chi ha sbagliato e perché. Pretendo prese di posizioni ufficiali da parte di tutti gli enti coinvolti, perché una cosa del genere non deve avvenire mai più".

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