Barabba è lo studio di un essere che dal suo stato primitivo di bruto evolve in uomo, a causa di un trauma rivelativo, e che desidererebbe cogliere il senso della ragione dei suoi ora nuovi sentimenti, di quella, vaga, presenza divina che scorge nelle cose, in quegli altri, i cristiani, cui vanamente vorrebbe mescolarsi sottraendosi alla sua decisa funzione simbolica: Barabba, l'uomo " con sul petto il nome di Dio sbarrato da una croce", Lagerkvist del dramma religioso eredita si la meccanica, i tempi, la rigidezza dei gesti e la rarefazione rituale ma incentrandoli non sul senso più comune, cioè il sacro: qui Cristo-che è gia di per se un Cristo nordico, incombente e raggelato- è soltanto la sua presenza, l'alter ego di Barabba, la condizione a cui Barabba il liberato non sfugge. La rappresentazione mette in scena colui che è stato scelto per vivere non colui che è stato scelto per morire. In questo modo, l'ottica risulta completamente cambiata e questo artifizio letterariio fa si che questa opera tocchi vette di lirismo e drammaticità quali solo la vera esperienza umana è capace di rappresentare. Uscito nel 1950 questo romanzo, di quello che è forse ancor oggi il massimo esponente della letteratura svedese, rappresentò un autentico caso letterario accompagnato ad un indiscutibile successo di vendite; fu visto, quindi naturale compimento l'assegnazione solo un anno dopo del Premio Nobel per la Letteratura al suo autore ( tra le altre si devono a Lagerkvist opere del calibro di Il Boia del 1939,L'uomo senza anima del 1936 e, soprattutto, Lasciate che gli uomini vivano del 1949). Consiglio la lattura di questo capolavoro della Letteratura nordica perchè sembra sottolineare alla perfezione il particolare periodo, che rappresenta nella nostra cultura bi-millenaria,che si sublima nelle celebrazioni della Santa Pasqua.
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