Si apprende oggi che nel corso dell’ultima riunione della Giunta Municipale, dedicata in parte alla toponomastica comunale, sono state intitolate alcune nuove strade sino ad ora sprovviste di denominazione. Non può che farmi piacere il fatto che siano stati ricordati personaggi illustri che hanno avuto tutti una certa importanza nella nostra realtà locale. C’è un elemento che però non mi quadra.
Nell’elenco delle nuove denominazioni figura anche Ovidio Bartoli, per molto tempo ingegnere capo al Comune di Teramo, progettista di diversi edifici di pregio nel centro storico della Città: la Casa dello Sport e il Cinema Teatro “Apollo”, giusto per citarne alcuni.
Nel comunicato relativo alla decisione della Giunta Municipale, tuttavia, si legge altresì che l’Ing. Ovidio Bartoli è stato anche progettista dell’Ospedale Civile in Viale Crucioli, attuale sede del Rettorato della nostra Università. Notizia però non corrispondente a verità.
L’Ospedale Civile di Teramo, intitolato a Sant’Antonio Abate e sino agli anni trenta ospitato a Porta Melatina, negli stessi locali che divideva con il Manicomio (negli ambienti della Congregazione di carità, antecedente dell’attuale ASL, si diceva addirittura che «l'Ospedale era a bagnomaria nel Manicomio»), venne dotato di ambienti autonomi, articolati su due padiglioni (medico e chirurgico), solamente negli anni trenta del novecento.
Questo nuovo complesso ospedaliero, posto sull’allora Viale XX settembre, poi divenuta Viale Francesco Crucioli, fu progettato da due illustri architetti: Gino Benigni e Pio Ferretti. Come peraltro confermato anche in un dettagliato avviso d’asta, a firma dell’Avv. Serafino Mancini, all’epoca Presidente della Congregazione di carità, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 29 gennaio 1929 n. 24. Intitolato all’allora Re Vittorio Emanuele III (denominazione poi modificata in “Giuseppe Mazzini”), il nuovo Ospedale Civile fu inaugurato il 10 maggio 1931.
Risulta dunque errato il riferimento a Ovidio Bartoli, in relazione all’Ospedale Civile di Viale Crucioli. L’idea di «separare, anzi allontanare i due Istituti (Ospedale Civile e Ospedale Psichiatrico) e dare ad entrambi una sistemazione definitiva, non solo per dovere d'igiene, ma anche per elementare senso di umanità verso chi soffre», come si diceva negli ambienti della Congregazione di carità, venne realizzata dall’opera di Gino Benigni e Pio Ferretti.
Non di Ovidio Bartoli.
Fabrizio Primoli
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