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Rissa tra un emigrato e un teramano

di I due Punti
1 minuto

Teramo, 10 febbraio. 

Rissa tra un immigrato e un teramano questa mattina intorno alle 8:40 sull'autobus Arpa Giulianova-Teramo. I fatti: alla fermata di Bellante salgono due uomini adulti che  nel caos dell'autobus, come al solito affollato all'inverosimile, si ritrovano accalcati. Il teramano si rivolge all'extracomunitario di colore con toni minacciosi intimandogli: "allontanati perchè puzzi" . I due iniziano a spintonarsi e a coprirsi d'insulti impressionando i passeggeri ma non l'autista che continua imperterrito la sua marcia. Subito dopo la fermata di Piano d'Accio l'italiano decide di passare alle vie di fatto e colpisce con un paio di cazzotti al volto il rivale che si allontana verso la porta centrale mentre alcune donne gridano all'autista di fermarsi e farli scendere. Breve sosta del dipendente Arpa che ritenendo chiuso l'episodio riparte. A questo punto il bianco decide che è l'ora di chiuderla con il nero, che a suo dire "non stà zitto anche se non ha il biglietto e puzza" , e lo prende a calci costringendolo a scendere di corsa dal mezzo pubblico nel frattempo arrivato alla fermata di Viale Crispi. L'uomo aggredito si dilegua mentre l'autista fa una telefonata .Due studentesse intimorite e scandalizzate scendono gridando contro "l'Arpa che oltre all'affollamento bestiale di questa linea ci costringe a sopportare queste scene". Qualcuno prova a chiamare i carabinieri ma il pullmann arriva a destinazione, a piazzale San Francesco dove l'altro protagonista scende, indisturbato, pochi minuti dopo, senza l'intervento di nessuna forza di pubblica sicurezza. Tra i pendolari rabbia, rassegnazione e un pò di cinismo.

Alberto Piccinini
 

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Commenti

ecco dove ci ha portato il degrado culturale di questo governo razzista e schifoso. l'estracomunitario puzza, il teramano, invece, profuma (di letame, magari). il comportamento dell'autista è inqualificabile. perchè non ha immediatamente chiamato il 113?
A Morgana: ...perchè non si parla al cellulare mentre si guida!!!!!
Anonimo, tì rraggion! :D
un bluetooth ce l'hanno tutti gli autisti che si rispettino ;-)
Bel clima che si respira nella terra che fu quella della sacralità dell'ospite.
ma se gli autisti dell'arpa...minuscola, stanno sempre attaccati al cellulare....l'altro giorno uno mi stava salendo sopra con l'autobus....davanti ai vigili a piazza Garibaldi, già rotonda Brucchi...
ALLE SOLITE...PIOVE GOVERNO LADRO? No...perchè sono falliti tutti i modelli di integrazione? Se lo chiedeva già Fitoussi su Repubblica....forse non possono convivere più culture in uno stesso territorio.... o forse c'è un autorazzismo che si schiera sempre o comunque dalla parte dell'allogeno... Marco Respinti (Fonte: La Bussola Quotidiana, 07-02-2011) È ufficiale, per le cancelliere occidentali il multiculturalismo è una catastrofe. Per dirla con David Cameron, il «multiculturalismo di Stato» ha fallito. Il primo ministro britannico lo ha detto il 5 febbraio, intervenendo alla 46° Conferenza annuale sulla sicurezza di Monaco. Ma è solo l'ultimo, in ordine di tempo, dei capi di governo europei a trarre conclusioni tanto tranchant quanto politicamente scorrette. Colpisce del resto che, per celebrare il funerale del multiculturalismo, Cameron abbia scelto il proscenio internazionale, ma soprattutto la Germania di quell'Angela Merkel che solo il 16 ottobre, a Potsdam, al congresso della Cdu-Csu, pronunciava parole identiche: «il multiculturalismo è definitivamente fallito». Aggiungendo, con riferimento alla cultura giudaico-cristiana su cui si fonda la Germania, che «chi non la accetta, da noi non ha posto». Oggi Cameron rincara la dose: serve «meno della tolleranza passiva degli ultimi anni e più liberalismo attivo e muscoloso». Si è infatti di fronte oggi, ha spiegato il premier britannico, a un inquietante «indebolimento dell'identità nazionale» britannica dovuto al fatto che un numero enorme di giovani musulmani – che in molti casi si trasformano in veri «predicatori di odio» – non si riconosce affatto nei valori fondanti il Paese e quindi non se ne sente cittadino. Epperò, aggiunge Cameron, «solo chi crede in queste cose può avere un senso di appartenenza». Perché «una società passivamente tollerante rimane neutrale tra valori differenti. Un Paese davvero liberale fa molto di più. Esso crede in certi valori e li promuove attivamente». Basta «tolleranza passiva», insomma, occorre «voltare pagina sulle politiche fallite del Paese. Per prima cosa, invece di ignorare questa ideologia estremista, noi dovremo affrontarla, in tutte le sue forme». Infatti, «sotto la dottrina del multiculturalismo di stato, abbiamo incoraggiato culture differenti a vivere vite separate, staccate l'una dall'altra e da quella principale. Non siamo riusciti a fornire una visione della società, alla quale sentissero di voler appartenere. Tutto questo permette che alcuni giovani musulmani si sentano sradicati». Parrebbe che Cameron avesse letto il libro Londonistan: How Britain is creating a terror state within (edito da Gibson Square a Londra e da Encounter Books a New York), pubblicato dalla giornalista Melanie Phillips nel 2006 sulla scia degli attentati jihadisti avvenuti nella capitale britannica il 7 luglio 2005. Il rifiuto di conformarsi alle norme di convivenza tipiche dello Stato democratico di diritto su cui si regge oggi l'Occidente non produce però solo il terrorismo armato, ma pure quella versione soft dell'estremismo che comporta per esempio il ripudio della parità di diritti fra uomini e donne o situazioni insostenibili nel campo dell'educazione. Il punto lo fa bene il giornalista di Avvenire Giorgio Paolucci nel suo recente libro Immigrazione (Viverein, Roma 2010) là dove nota che «il multiculturalismo, che ha trovato realizzazione soprattutto in Gran Bretagna e in Olanda, muove dalla convinzione che ogni comunità etnica o religiosa debba essere libera di organizzarsi a partire dalle proprie regole e tradizioni». Ciò implica la «formazione di microcosmi etnici», vale a dire di «"pezzi" di società parallele e autoreferenziali con rapporti forti al loro interno ma deboli col resto del paese. La comunità (razziale, etnica, religiosa) prevale sulla persona». E così, «anziché favorire lo scambio e la relazione, si finisce per promuovere una "pluralità di monoculture", una torre di Babele dove diventa sempre più difficile una convivenza ordinata in nome di principi condivisi». Il multiculturalismo produce cioè l'esatto contrario di quel che auspicherebbe, la coesione fra soggetti differenti, e questo poiché alla sua «radice […] sta il relativismo culturale, che genera a sua volta il relativismo giuridico», il quale legittima le diversità, magari persino i «tribunali sharaitici». Il risultato è una mera «giustapposizione delle identità», che istituisce «riserve indiane» autoreferenziali ed etnocentriche a cui consegue solo l'«approfondimento delle divisioni di partenza». Cameron e la Merkel constatano oggi che le società dei loro rispettivi Paesi stanno per scoppiare. La situazione dell'Italia non è ancora a quei livelli, ma dall'esperienza fallimentare estera è opportuno trarre ispirazione per tempo. (...)
questione di educazione, che molti non hanno, anche se la sbandierano
signori x cortesia...passi che per alcuni il mancato rispetto delle norme igieniche, soprattutto se si vive in condizioni di precarieta', si configuri come estremismo ai danni del Paese o dei cittadini onesti e morigerati, da cui discende la necessità di una severa pulizia etnica, ma qui' l'integrazione non c'entra niente....l'ignoranza non ha colore...men che meno la stupidità...
E poi i nostri emigranti erano trattati nello stesso modo....e' proprio vero...chi non conosce la storia è destinato a ripeterla...
Il razzismo è la più grave delle forme di imbellicità, criminalità, ignoranza. I nostri nonni e i nostri genitori, se resuscitassero dalla tomba, ci prenderebbero a calci nel sedere per non aver fatto nulla.