La sicurezza sul lavoro non può essere affidata alla fortuna. Eppure, nei cantieri, continuano a verificarsi comportamenti che espongono gli operai a rischi gravissimi, anche quando esistono attrezzature e dispositivi per evitarli.
Ieri mattina, a Teramo, durante lo smontaggio di un ponteggio, uno spettacolo assurdo e pericoloso: un operaio senza casco e diversi lavoratori che, pur indossando l'imbracatura, apparivano non agganciati ai sistemi anticaduta. Una leggerezza che, lavorando in quota, può costare la vita.
I numeri raccontano una tragedia nazionale: 83 morti nel settore delle costruzioni tra gennaio e agosto 2026, mediamente uno ogni tre giorni. Complessivamente, nello stesso periodo, le vittime sul lavoro sono state 701, di cui 504 durante l'attività lavorativa e 197 nel tragitto casa-lavoro.
Servono più ispettori, più personale agli organi di vigilanza e controlli costanti. Ma serve soprattutto una cultura della sicurezza condivisa.
Se un'impresa forma correttamente i dipendenti e fornisce tutti i dispositivi a norma, ogni operaio deve avere la coscienza e la responsabilità di utilizzarli. Allo stesso tempo, il datore di lavoro ha il preciso obbligo di vigilare sul rispetto delle procedure.
Un casco non indossato, un'imbracatura non agganciata, qualche minuto risparmiato. Poi l'incidente, le sirene, il dolore delle famiglie, il cordoglio delle istituzioni e l'ennesimo nome nell'elenco delle morti bianche.
La sicurezza non si misura dopo una tragedia, contando i morti. Si dimostra ogni mattina, prima di salire su un ponteggio. Perché tornare a casa vivi non può essere una questione di fortuna.
Eppure, ieri a Teramo...
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