TERAMO – Da luogo dedicato alle passeggiate e allo sport a percorso a ostacoli, dove il pericolo può comparire improvvisamente tra i cespugli. Il lungofiume di Teramo è ormai diventato territorio abituale dei cinghiali, con incontri sempre più frequenti e ravvicinati lungo la pista ciclopedonale.
Soltanto ieri sarebbe stato avvistato un branco composto da almeno venti esemplari, tra cui numerosi piccoli. Gli ungulati escono dalla vegetazione e si spingono nelle aree frequentate quotidianamente da pedoni, ciclisti, anziani, famiglie e persone accompagnate dai propri animali domestici.
È bene ricordare che, all’interno del parco pubblico e lungo la pista ciclopedonale, i cani devono essere obbligatoriamente condotti al guinzaglio. Una precauzione ancora più importante in presenza di animali selvatici, soprattutto quando gli adulti sono impegnati a proteggere la prole.
«Ormai il lungofiume non è più praticabile e non è più sicuro», racconta Elisa, 74 anni, nonna di due nipoti e proprietaria di un cane meticcio di 14 anni.
«Ieri mattina siamo stati costretti ad andare via per la presenza di tantissimi cinghiali – prosegue –. A me piacciono, ma restano animali selvatici, con un naturale istinto di difesa, soprattutto quando ci sono i cuccioli».
Non si tratta più, dunque, di un avvistamento occasionale. La presenza degli ungulati sarebbe diventata costante e costringe molti frequentatori a cambiare percorso o ad abbandonare rapidamente la zona.
Il rischio è che l’abitudine finisca per trasformare un’emergenza in normalità. Prima che una passeggiata si concluda con un’aggressione o con una fuga pericolosa, cittadini e frequentatori del lungofiume attendono una risposta concreta dalle istituzioni: chi metterà finalmente in sicurezza uno dei luoghi più frequentati di Teramo?
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