ROSETO DEGLI ABRUZZI – Un intervento nato per bonificare e mettere in sicurezza l’area dell’ex piccionaia rischia ora di aprire un nuovo fronte di polemica politica e, soprattutto, di preoccupazione ambientale.
Al centro della vicenda ci sono alcuni sacchi contenenti materiale derivante dai lavori che, secondo quanto viene segnalato, risulterebbero ancora depositati nell’area nonostante l’intervento abbia comportato una spesa di circa 110mila euro di denaro pubblico.
La questione più delicata riguarda le indicazioni tecniche riportate sugli involucri presenti sul posto. Se tali indicazioni corrispondessero effettivamente al materiale contenuto nei sacchi, potrebbe trattarsi di materiale a base di amianto.
Una circostanza che, naturalmente, dovrà essere accertata esclusivamente dagli organismi tecnici e sanitari competenti e sulla quale, allo stato attuale, non è possibile formulare conclusioni definitive.
Proprio per questo viene chiesto un intervento immediato degli enti preposti, con verifiche sulla natura del materiale, sulle modalità di deposito e sull’eventuale percorso previsto per il suo smaltimento definitivo.
La preoccupazione nasce anche dalle condizioni degli involucri e dalla loro esposizione agli agenti atmosferici. Qualora fosse confermata la presenza di amianto, infatti, eventuali danneggiamenti o lacerazioni dei sacchi renderebbero necessario valutare con particolare attenzione ogni possibile rischio di dispersione di fibre nell’ambiente.
A chiedere chiarimenti sono soprattutto i residenti della zona, che vogliono sapere se l’area sia completamente sicura e se esistano certificazioni in grado di escludere qualsiasi pericolo per la salute e per l’ambiente.
C’è poi l’aspetto amministrativo.
Sul cartello di cantiere presente nell’area viene indicata come data di conclusione dei lavori il 17 luglio 2026. Al 29 agosto, tuttavia, il materiale derivante dall’intervento risulterebbe ancora presente sul posto.
Da qui le domande rivolte all’Amministrazione Nugnes: l’intervento è formalmente concluso? Il materiale è stato classificato? Esiste un piano di smaltimento? Per quale ragione è ancora presente nell’area a distanza di oltre un mese dalla data indicata per la conclusione dei lavori?
Questioni alle quali sarà necessario rispondere con atti, certificazioni e documentazione ufficiale.
Nessuno può sostituirsi agli enti chiamati a effettuare gli accertamenti, ma proprio per la delicatezza della vicenda appare necessario che le verifiche vengano effettuate rapidamente e che i risultati siano messi a disposizione della cittadinanza.
Se venisse esclusa la presenza di amianto, sarà importante comunicarlo con chiarezza e con il supporto delle relative certificazioni. Se invece gli accertamenti dovessero confermare la presenza di materiale contenente amianto e irregolarità nella sua gestione o nel deposito, sarà necessario individuare le eventuali responsabilità amministrative, tecniche e operative.
Perché una bonifica finanziata con denaro pubblico non può limitarsi a spostare un problema di pochi metri.
L’ex piccionaia deve diventare un’area realmente messa in sicurezza, non il luogo di un nuovo dubbio ambientale destinato a trascinarsi nel tempo.
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