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ARPA Abruzzo, gli ingegneri replicano alla sigla sindacale interna: «Grave svilimento della nostra professionalità»

di Giancarlo Falconi
3 minuti

È una dura presa di posizione quella assunta dagli ingegneri di ARPA Abruzzo, che affidano a una lunga nota la risposta al comunicato diffuso nei giorni scorsi dalla Rappresentanza Sindacale Unitaria (RSU), a firma di Carla Cimoroni, con cui venivano contestati i bandi di concorso per dirigenti ingegneri pubblicati dall’Agenzia a fine anno.
Nella nota, alcune professionalità in organico all’Agenzia ambientale parlano apertamente di «grave svilimento della figura professionale dell’ingegnere», rivendicando la centralità delle competenze tecnico-ingegneristiche nelle attività di tutela ambientale.
Nel documento, gli ingegneri respingono l’idea che le loro competenze possano essere considerate sovrapponibili ad altri profili professionali: «La nostra figura – si legge nella nota - riveste da sempre un ruolo fondamentale nel campo della tutela ambientale, in quanto portatrice di competenze tecnico-impiantistiche specifiche, non rinvenibili in altri profili professionali, pur di alto livello ed elevata specializzazione». Un assunto che, secondo i firmatari, viene messo in discussione in modo improprio dal comunicato sindacale.
Oggetto del contendere è la pubblicazione, il 29 dicembre 2025, di due bandi di concorso per dirigenti riservati esclusivamente alla figura dell’ingegnere — un Ingegnere chimico e un Ingegnere ambientale — scelta che la RSU ha duramente contestato, denunciando opacità procedurali, carenze di programmazione e requisiti ritenuti eccessivamente restrittivi. Nel comunicato firmato da Cimoroni, si arriva a chiedere la revoca dei bandi, mettendo in discussione la coerenza complessiva nella gestione del fabbisogno di personale.
È proprio su questo punto che gli ingegneri tornano con maggiore decisione, giudicando «lesiva della professione» l’allusione secondo cui le competenze dell’ingegnere sarebbero «le medesime di altri profili professionali e non precipue ed esclusive». Una tesi che — scrivono — «finisce per negare la specificità e l’indispensabilità delle competenze tecnico-ingegneristiche in numerosi ambiti dell’azione di protezione ambientale».
A sostegno della propria posizione, gli ingegneri richiamano il funzionamento del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente: «La maggior parte del personale SNPA addetto alle attività ispettive territoriali sulle attività produttive possiede proprio la qualifica di ingegnere», come emerge dalle piante organiche di diverse Agenzie regionali. Da qui il riferimento alla prassi nazionale: «Gran parte delle Agenzie ambientali italiane bandiscono concorsi finalizzati al reclutamento di figure dirigenziali riferite esclusivamente alla professione dell’ingegnere, pur nelle sue diverse declinazioni», senza che ciò abbia mai determinato conflitti tra categorie.
Nel documento viene ricordato anche come la stessa ARPA Abruzzo abbia in passato bandito concorsi riservati ad altre figure dirigenziali — fisici e biologi — «senza che ciò abbia prodotto rimostranze o contestazioni da parte delle altre professionalità», a dimostrazione di un equilibrio che oggi, secondo gli ingegneri, rischia di essere messo in discussione.
La nota si chiude con una richiesta esplicita di tutela della dimensione professionale dell’ingegnere e con il richiamo all’unicità della professione nelle sue diverse articolazioni: «nell’ambito della stessa ingegneria esistono profili differenti deputati a svolgere differenti attività nel vasto campo della tutela ambientale».
La vicenda è stata portata all’attenzione del presidente dell’Ordine degli Ingegneri L'Aquila, Pierluigi De Amicis, che — viene riferito — è pienamente informato degli sviluppi, a conferma di uno scontro che ormai supera il piano sindacale e investe il riconoscimento delle competenze professionali all’interno dell’Agenzia.

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