A Crognaleto ci sono dolori che non restano dentro una casa. Attraversano le strade, entrano nei bar, si fermano nelle piazze, raggiungono le famiglie. La morte di Andrea Moretti ha aperto una ferita che il paese sente come propria. Alcuni residenti hanno scelto di raccontarla con una lettera aperta che parla soprattutto di appartenenza, montagna e radici.
«Noi siamo una famiglia», scrivono.
Poche parole che raccontano forse più di tante altre il senso di appartenenza di chi vive nei piccoli centri dell'entroterra teramano.
«Cosa ne sapete voi di cosa significa vivere in montagna e resistere ogni giorno per quella bellezza che si chiama radici? Andrea Moretti era nostro amico e nostro fratello».
Andrea viene ricordato attraverso le cose semplici che componevano le sue giornate: il lavoro, i cavalli, le passeggiate, il bar, gli incontri con gli amici. Momenti apparentemente ordinari che nei piccoli paesi diventano luoghi essenziali della socialità e della vita comune.
La lettera insiste soprattutto su un aspetto: il rapporto tra lavoro e comunità.
«Andrea amava l'impresa per cui lavorava. Tutto era famiglia. Da noi, a Crognaleto, il lavoro passa spesso attraverso imprenditori che sono amici, parenti alla lontana, famiglie che si conoscono da sempre».
Una rete di rapporti difficile da spiegare a chi guarda la montagna soltanto da lontano. Qui il datore di lavoro può essere anche un amico di famiglia, il collega una persona incontrata ogni giorno al bar, il compagno di lavoro qualcuno con cui si condividono feste, difficoltà e stagioni della vita.
Oggi quella rete è attraversata dallo stesso dolore.
I residenti descrivono Andrea come parte di una comunità abituata alla fatica, al lavoro e a quella continua salita che accompagna la vita nei territori montani.
«Non siamo amici normali, non è un'impresa normale. Siamo tutti legati dalla stessa montagna che ci accompagna da quando siamo nati. Siamo tutti la stessa famiglia e Andrea era parte della nostra arrampicata».
Parole che restituiscono la dimensione più profonda della tragedia: quando muore un giovane in un piccolo paese non scompare soltanto una persona. Viene meno un pezzo della geografia umana di quel luogo.
Nella lettera arriva anche un ringraziamento al sindaco di Crognaleto, Orlando Persia, per la vicinanza dimostrata in queste ore.
«Vogliamo ringraziare il sindaco per aver protetto la comunità di Crognaleto e la famiglia di Andrea Moretti».
Il messaggio si chiude con una richiesta semplice, forse l'unica possibile davanti a un dolore ancora troppo recente: rispetto.
Adesso Crognaleto chiede soprattutto silenzio. Non quello dell’indifferenza, ma quello che accompagna i dolori troppo grandi per essere spiegati. Andrea resterà dentro i luoghi che amava, nei racconti degli amici, nei cavalli, nelle giornate di lavoro, nelle abitudini di un paese che continuerà a vivere portandosi dietro la sua assenza. Perché in montagna le persone non passano soltanto: mettono radici. Andrea, quelle radici, le aveva messe profondamente.
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