TERAMO – Il problema non è più soltanto il bivacco sotto un portico, una panchina occupata per ore o una fontanella utilizzata impropriamente. Il problema è la sensazione, sempre più diffusa, che a Teramo le regole esistano ma che troppo spesso manchi qualcuno disposto a farle rispettare davvero.
Le segnalazioni continuano ad arrivare da diverse zone della città: situazioni di degrado, molestie, spazi pubblici sottratti alla normale fruizione dei cittadini e angoli trasformati, soprattutto nelle prime ore del mattino, in improvvisati servizi igienici.
Nel frattempo resta sullo sfondo l’ordinanza firmata dal sindaco Gianguido D’Alberto e torna d’attualità l’annuncio dell’assessore alla Polizia Locale sulla ricostituzione di una squadra antidegrado, dopo lo scioglimento del precedente nucleo durante l’attuale mandato amministrativo.
A chi ha dato fastidio l'attività del nucleo antidegrado a Teramo? Una scelta che ha visto la perdita di un notevole capitale umano e professionale, sia per chi ha scelto di operare in un'altra Città, sia per chi è rimasto senza poter svolgere pienamente l'atrività operativa.
Un annuncio che, almeno per ora, non sembra aver cambiato significativamente il quadro percepito dai residenti.
A chi sfuggono le competenze degli agenti municipali in materia di sicurezza urbana?
Controllo del territorio, prevenzione del degrado, tutela del decoro pubblico, vigilanza nei parchi e nelle aree pedonali, verifica del rispetto dei regolamenti comunali e supporto nell’applicazione delle ordinanze del sindaco.
A queste attività si aggiungono le funzioni di polizia giudiziaria e amministrativa, i controlli in materia commerciale, ambientale ed edilizia e la collaborazione con le altre forze dell’ordine nell’ambito delle rispettive competenze.
Un patrimonio di professionalità che una città dovrebbe utilizzare pienamente, soprattutto nei luoghi dove il disagio urbano viene segnalato con maggiore frequenza.
A Teramo, invece, continuano ad arrivare racconti di panchine contese e occupate per ore, consumo e abuso di sostanze alcoliche e stupefacenti, bivacchi che iniziano già dalle prime ore del mattino e fontanelle pubbliche utilizzate impropriamente fino a trasformare alcuni angoli della città in veri e propri bagni a cielo aperto.
Non si tratta di criminalizzare chi vive condizioni di marginalità, né di invocare improbabili militarizzazioni del centro. Si tratta semplicemente di garantire regole uguali per tutti, decoro e possibilità di utilizzare liberamente gli spazi pubblici.
Perché una città non si governa soltanto con le ordinanze, ma con la loro applicazione. E quando gli annunci restano annunci, il conto lo paga sempre la stessa persona: il cittadino che rinuncia a una panchina, cambia strada, evita una piazza e smette lentamente di sentirsi padrone della propria città.
Teramo non ha bisogno di un’altra promessa sulla sicurezza urbana. Ha bisogno di vedere divise, controlli e regole rispettate. Tutto il resto, ormai, rischia di essere soltanto rumore.
Commenta