Eravamo un pò come Amici Miei.
L'ultimo gioco e scherzo questa mattina con il consigliere Fracassa al telefono mentre ero al mare con mia madre.
Massimo Speca era quella camicia fuori dai pantaloni e quei maglioni che pittavano di qualità.
Era la politica elegante nella favella e nello studio; erano quelle due mani che si univano e divincolavano seguendo la parola; era capace di farmi sorridere e non sono mai riuscito ad andare oltre a un puro confronto di affetto e diletto.
Era intelligente, ironico, sarcastico.
Era colto e amava le citazioni insieme alle azioni.
Era mio amico; il mio assessore in pectore; il pianto che non controllo mentre scrivo e condivido la notizia ferale con Pierluigi, alcuni colleghi, mio fratello, Sandro, Mirko, Alessia, Alfredo, Simone, Maurizio.
Balbetto e riavvolgo i messaggi su Whatsapp.
L'avevo salutato con le icone che ridevano e un bacio.
Ripiango e torno indietro nel tempo.
"Arcundam li pecore" perchè Massimo passava da Churchill al nostro dialetto senza colpo ferire.
Perchè Massimo aveva come principio la Sua Famiglia e come Famiglia il territorio teramano che amava come radice di culto e colto.
La Resistenza.
Era giovane Massimo e univa la professione forense alla passione politica.
La sua Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Sepulveda con la gabbianella che trovò il coraggio di spiccare il volo.
Massimo, sei lontano ma ti sento....
Alla famiglia, agli amici, a tutti coloro che conoscevano Massimo Speca, giunga il nostro cordoglio, il cordoglio de i Due Punti.
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