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Mortale a Valle Castellana, nuova udienza per Camillo D'Angelo: il nodo dei 90 km/h in zona 30

di Giancarlo Falconi
3 minuti

Sono stati ascoltati altri testi dell'accusa nella nuova udienza che si è tenuta oggi pomeriggio presso il tribunale di Ascoli Piceno, per il processo a carico del presidente della Provincia di Teramo e sindaco di Valle Castellana, Camillo D’Angelo, e del consigliere comunale Simone Angelini, per omicidio stradale, entrambi nella veste di automobilista. A testimoniare oggi, tra gli altri, i carabinieri di Teramo che intervennero in quel tragico incidente avvenuto il 2 agosto 2022 lungo la strada provinciale 49, nel tratto che collega il comune montano al capoluogo marchigiano, dove uno scontro violentissimo coinvolse quattro veicoli, causando la morte dell'automobilista Carlo Angelini, 70 anni. Gli altri occupanti delle altre auto coinvolte riportarono ferite di lieve entità.

Al centro dell'udienza sempre la questione della velocità a cui procedevano le due auto, che sarebbe stata oltre i 90 km orari, in un tratto in cui limite è di 30. Il dato era emerso anche nel corso dell'udienza precedente, quando si era discusso della scatola nera. Sentiti anche i vigili del fuoco e una delle figlie della vittima, che ha ripercorso i momenti in cui si è recata sulla scena dell'incidente per recuperare alcuni effetti personali del padre.

Nella richiesta di rinvio a giudizio la Procura ha contestato ai due imputati proprio la pesante aggravante della velocità. Dalle indagini e dalle perizie tecniche disposte in fase istruttoria, che dovranno essere dimostrate durante il processo, emergerebbe infatti che le vetture guidate da D'Angelo e da Simone Angelini procedevano rispettivamente a 92 e 95 chilometri orari, a fronte di un limite massimo consentito di 30 chilometri orari previsto su quel tratto extraurbano. Fatto questo che sarà oggetto del dibattimento in aula, insieme alla dinamica dell'incidente.

Stando alla ricostruzione degli inquirenti, Carlo Angelini, alla guida di una Citroen Saxo, avrebbe tentato il sorpasso di una Fiat Panda che lo precedeva, per poi non riuscire a rientrare in carreggiata a causa dell'altissima velocità a cui sfrecciavano le auto dei due imputati. Una manovra ritenuta azzardata e compiuta in un punto particolarmente pericoloso, che l'uomo però «non riusciva a completare perché impattava con estrema violenza con i due veicoli che sopraggiungevano dal senso opposto di marcia a velocità sostenuta di gran lunga esorbitante i limiti di legge (30 km orari) che, ove rispettati, avrebbero consentito a Carlo Angelini di ultimare il sorpasso rientrando nella semicarreggiata di pertinenza e, comunque, avrebbero generato e spigionato minore energia di deformazione».  

Il primo impatto sarebbe avvenuto con la BMW condotta da Simone Angelini, seguito subito dopo dallo scontro con la Hyundai Kona guidata da Camillo D’Angelo. Sul luogo dell'incidente intervennero i sanitari del 118, i vigili del fuoco e i carabinieri della stazione locale. Nonostante i tentativi di soccorso e rianimazione, per il 70enne non ci fu nulla da fare. Si torna in aula a gennaio.

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