Salta al contenuto principale

Blackout e guasti a Teramo, il silenzio non basta più: Enel chiarisca cosa sta accadendo

di Giancarlo Falconi
3 minuti

TERAMO – A Teramo la corrente continua a saltare e, puntualmente, dopo ogni guasto resta accesa una sola cosa: la domanda sulle reali condizioni della rete elettrica cittadina. Non siamo più davanti a episodi che possono essere liquidati come semplici inconvenienti tecnici. La frequenza dei disservizi impone ormai una spiegazione pubblica, dettagliata e comprensibile.
 

Il nostro “ora basta” nasce da qui. Non dall’ultimo blackout, ma dall’assenza di risposte convincenti sugli investimenti effettuati, sugli interventi di manutenzione e sulle cause che continuano a lasciare senza energia migliaia di utenze.
Nessuno parla in maniera chiara, nessuno spiega nel dettaglio le cause dei continui guasti tecnici, nessuno mette a disposizione dei cittadini una fotografia precisa dello stato della rete e degli interventi eseguiti o programmati.
 

Nel frattempo si sono susseguiti richiami istituzionali, incontri e prese di posizione. Ci sono state le diffide della Asl di Teramo, con il direttore generale Maurizio Di Giosia, e quelle del Comune guidato dal sindaco Gianguido D’Alberto. Eppure il rischio è che anche queste iniziative finiscano per cadere come foglie al vento se non saranno accompagnate da risposte tecniche, verificabili e soprattutto da risultati.
 

Anche la Commissione Vigilanza della Regione Abruzzo, presieduta da Sandro Mariani, ha affrontato la questione. Ma, almeno fino ad oggi, l'impressione è quella di una forza istituzionale incapace di incidere realmente sul problema. Lo stesso vale per i tavoli tecnici che negli ultimi mesi hanno riunito enti, amministratori e rappresentanti della società elettrica.
Tante riunioni. Poche spiegazioni.
La domanda rimane quindi elementare: perché a Teramo continuano a verificarsi guasti e interruzioni di energia elettrica?
 

È un interrogativo ancora più pesante in una città nella quale la politica ha salutato come un risultato la prospettata "finta" delocalizzazione della centrale elettrica della Cona, mentre i cittadini continuano a convivere con disservizi che interessano abitazioni, attività commerciali, servizi pubblici e strutture sanitarie.
C'è poi un altro tema sul quale sarebbe necessario fare chiarezza. 

Qual è lo stato reale dei cavi e delle connessioni della rete cittadina? È stata verificata la presenza e l'incidenza di conduttori in alluminio e delle relative giunzioni con altri metalli?
È noto, infatti, che nelle connessioni tra materiali differenti possono manifestarsi fenomeni di corrosione galvanica se progettazione, protezione e manutenzione non sono adeguate. Non significa affermare che questa sia la causa dei blackout teramani, ma rappresenta una delle ipotesi tecniche che meriterebbero una risposta precisa da parte del gestore, proprio per evitare supposizioni alimentate dall'assenza di informazioni.
 

Basterebbe rendere pubblici alcuni dati: quanti guasti si sono verificati negli ultimi anni, quali sono state le cause, quali componenti sono stati sostituiti, quanto è stato investito sulla rete di Teramo, quali lavori sono ancora previsti e con quali tempi.
È chiedere troppo?
 

Perché il vero blackout, ormai, rischia di essere quello delle informazioni. Teramo non può continuare ad aspettare il prossimo guasto per tornare a discutere della rete elettrica. Servono dati, responsabilità e soprattutto interventi capaci di evitare che la stessa storia si ripeta.
Le istituzioni hanno già convocato tavoli, scritto diffide e chiesto chiarimenti. Adesso occorre capire chi abbia davvero la forza di ottenere una risposta.
E soprattutto una soluzione.
 

Perché una città può sopportare un guasto. Può comprendere un'emergenza. Quello che non può accettare è che l'emergenza diventi normalità e che, ogni volta che si spegne la luce, si spengano anche le spiegazioni.

Commenta

CAPTCHA