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Il mistero dell’ossidiana nel Vezzola: una coppia trova alcune pietre nere. Un legame con la preistoria teramana?

di Giancarlo Falconi
2 minuti

Una passeggiata lungo il Vezzola, alcune pietre nere che attirano l’attenzione e una domanda capace di riportare indietro la storia di migliaia di anni.
È accaduto ieri nel Teramano. Marito e moglie, mentre si dirigevano verso il Vezzola, hanno notato e raccolto alcune pietre nere, lucide e dall’aspetto particolarmente simile all’ossidiana. Al momento si tratta naturalmente di una semplice osservazione visiva: soltanto analisi geologiche e archeometriche potrebbero stabilire con certezza la natura del materiale e, soprattutto, la sua eventuale provenienza.
Il ritrovamento, però, assume un fascino particolare perché proprio il territorio teramano conserva una delle più importanti testimonianze neolitiche dell’Italia centrale legate all’utilizzo dell’ossidiana.
Il riferimento è al villaggio neolitico di Ripoli, a Corropoli, sorto su un terrazzo fluviale alla sinistra del Vibrata. Il sito fu individuato nell’Ottocento da Concezio Rosa e divenne così importante da dare il nome alla cosiddetta Cultura di Ripoli. Gli scavi hanno restituito migliaia di manufatti litici, tra lame, cuspidi, grattatoi e strumenti utilizzati dalle comunità neolitiche. Nel corso delle diverse fasi dell’insediamento è documentata anche una forte crescita dell’utilizzo dell’ossidiana.
Proprio l’ossidiana rappresenta uno degli aspetti più sorprendenti.
Nel Teramano non esistono giacimenti naturali di questa particolare roccia vulcanica. Il materiale utilizzato durante la preistoria doveva dunque arrivare da molto lontano.
Gli studi sulla circolazione dell’ossidiana nell’Italia centro-adriatica hanno individuato soprattutto Lipari e Palmarola tra le principali aree di provenienza. Le analisi condotte sui siti neolitici dell’Abruzzo hanno inoltre evidenziato come il materiale potesse arrivare sotto forma di blocchi e venire successivamente lavorato per ottenere soprattutto lame e lamelle.
Lipari rappresentò uno dei più importanti centri mediterranei di produzione e diffusione dell’ossidiana. Il materiale vulcanico veniva utilizzato già dal Neolitico per realizzare strumenti estremamente affilati e costituiva una vera materia prima di scambio tra comunità lontane.
Il valore del ritrovamento lungo il Vezzola, quindi, dovrà essere stabilito dagli esperti.
Potrebbe trattarsi semplicemente di una roccia scura con caratteristiche esteriori simili all’ossidiana. Potrebbe essere materiale trasportato in epoca moderna. Soltanto eventuali analisi potrebbero aprire scenari differenti.
Resta però una coincidenza suggestiva.
Migliaia di anni fa l’ossidiana raggiungeva certamente il territorio teramano attraverso una complessa rete di scambi che attraversava la penisola e il Mediterraneo. Oggi, lungo il Vezzola, alcune pietre nere raccolte quasi per caso tornano a porre la stessa domanda: che cosa sono e da dove arrivano?
Una risposta scientifica potrebbe trasformare una semplice passeggiata di marito e moglie in un piccolo viaggio dentro la preistoria del Teramano.
 

Video https://youtube.com/shorts/wAFt78K_BgI?is=f5e519pCvJo8Qpk5

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