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Teramo, Piazzetta del Sole dopo la notte: alcol, degrado e un disagio che diventa abitudine

di Giancarlo Falconi
1 minuto

L’ennesima segnalazione arrivata con le fotografie impone una riflessione che supera il semplice problema del decoro urbano. Il punto non riguarda soltanto ciò che viene lasciato a terra. Riguarda anche quello che può accadere dopo un consumo eccessivo di alcol, quando gruppi di ragazzi attraversano il centro in condizioni di alterazione psicofisica, con il rischio che schiamazzi, tensioni, vandalismi o comportamenti aggressivi diventino parte della stessa notte.

Nessuno può attribuire automaticamente a quei ragazzi responsabilità per episodi specifici. Resta però una domanda inevitabile: fino a quando tutto questo potrà essere considerato una semplice bravata?

La scena di Piazzetta del Sole possiede quasi una forza pittorica. Un frammento di realismo urbano che richiama Robert Henri e George Bellows, oppure certe atmosfere sospese e solitarie di Edward Hopper. Una città apparentemente immobile, capace però di mostrare nelle sue pieghe il segno di qualcosa che non funziona.

Qui, però, non c’è una tela appesa in un museo.

C’è Teramo.

Il tema è soprattutto generazionale. Il rapporto con l’alcol, il bisogno di occupare gli spazi, la difficoltà di riconoscere un limite, la ricerca dello sballo come forma di socialità e, in alcuni casi, la trasformazione del disagio in rabbia sono elementi che meritano di essere affrontati senza superficialità.

Famiglie, scuola, locali, istituzioni e amministrazione cittadina non possono limitarsi a osservare il problema soltanto la mattina dopo. Serve capire cosa sta succedendo prima che l’abitudine cancelli persino la capacità di indignarsi.

La parola “emergenza” rischia ormai di essere sbagliata.

Un’emergenza è qualcosa di straordinario. Le immagini che arrivano da Piazzetta del Sole raccontano invece un fenomeno che rischia di diventare ordinario.

Proprio questa normalizzazione rappresenta il segnale più inquietante: una città che si abitua alle bottiglie, al degrado e alla rabbia finisce lentamente per considerare normale ciò che normale non dovrebbe essere.

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