Contrada Colle Vraddo, a Roseto degli Abruzzi, rischia di essere ricordata non per la bellezza dei suoi luoghi, né per la loro valorizzazione, né per il controllo e la sicurezza del territorio.
Non per l’attenzione dell’Amministrazione Nugnes o per l’azione puntuale – seppur in sotto organico – della Polizia Locale.
No. Colle Vraddo rischia di passare alla storia per una ragione ben diversa: sta diventando, giorno dopo giorno, una vera e propria discarica abusiva di rifiuti, anche potenzialmente pericolosi.
Nell’area si accumulano scarti di cantiere, materiale laterizio, rifiuti di cantina, pneumatici, vernici, batterie e – con ogni probabilità – anche lastre in eternit provenienti da vecchie coperture. Un miscuglio di materiali che, in assenza di una corretta tipizzazione e caratterizzazione, rappresenta un serio rischio ambientale e sanitario. Più che di pulizia, qui si dovrebbe parlare apertamente di bonifica.
Eppure la normativa è chiarissima. In Italia il divieto di abbandono dei rifiuti è assoluto ed è sancito dal Testo Unico Ambientale (D. Lgs. 152/2006). Le sanzioni per i privati vanno da 1.000 a 10.000 euro, raddoppiabili in caso di rifiuti pericolosi. Per le imprese o per i casi più gravi si entra invece nel campo delle responsabilità penali.
Con le recenti riforme, inoltre, il quadro si è fatto ancora più severo:
il Decreto Legislativo 116/2025 ha introdotto anche la sospensione della patente da 4 a 6 mesi per chi abbandona rifiuti utilizzando un veicolo. Per le aziende, l’abbandono può configurarsi come gestione illecita di rifiuti (art. 256), con rischio di arresto e ammende molto elevate.
A questo punto la domanda è inevitabile:
chi interviene per Colle Vraddo?
Chi si assume la responsabilità di fermare questo scempio prima che diventi irreversibile?
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