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“Teramo, la grande opera contro le frane? La transenna”.

di Giancarlo Falconi
2 minuti

A Teramo il dissesto idrogeologico sembra avere trovato una terapia amministrativa tutta sua: una transenna, qualche nastro, due cartelli e tanta pazienza.

La montagna si muove? Si transenna.
Cadono pietre? Si transenna.
Il terreno cede? Si transenna.
Poi si aspetta.

Una strategia semplice, quasi essenziale. Peccato che nel frattempo si continui a parlare di sicurezza, programmazione e interventi strutturali.

La Giunta D’Alberto aveva annunciato una serie di opere di mitigazione del rischio idrogeologico in alcune aree particolarmente delicate della città: il versante tra via Cavour e via Brodolini, via Cona e via De Gasperi.

Non spiccioli.

Il finanziamento ministeriale complessivo ammontava a 5 milioni di euro, con 1 milione e 540 mila euro già destinati a Colleparco. Restavano 3 milioni e 460 mila euro da impiegare negli altri interventi: 1 milione e 860 mila euro per via Cavour-via Brodolini, 1 milione e 200 mila euro per via De Gasperi e 400 mila euro per via Cona.

Cifre importanti, accompagnate da parole altrettanto importanti.

Per via Cavour-Brodolini era stato annunciato un intervento in profondità, necessario per la consistenza del dissesto. Per via Cona e via De Gasperi si parlava invece di lavori più superficiali, destinati a contrastare lo scivolamento di pietre e materiali.

Il sindaco Gianguido D’Alberto aveva parlato di una «strategia ampia di programmazione», di una situazione da risolvere dopo troppo tempo e di una pianificazione capace di garantire la sicurezza del territorio.

L’assessore ai Lavori Pubblici Marco Di Marcantonio era stato ancora più rassicurante: «Siamo attentissimi ai dissesti idrogeologici».

Attentissimi.

Talmente attenti che, a settembre 2026, in diversi punti della città ciò che continua a essere immediatamente visibile sono soprattutto le transenne.

Le stesse transenne che diventano quasi un elemento permanente dell’arredo urbano. Si spostano di qualche metro, si riposizionano, si allargano quando serve e poi restano lì, mute sentinelle di problemi conosciuti da mesi o da anni.

I finanziamenti sono stati annunciati. Le aree individuate. Le priorità spiegate. Gli interventi descritti nei dettagli.

Manca soltanto quella parte un po’ meno spettacolare delle dichiarazioni: vedere le opere realizzate.

Perché un versante instabile non si consolida con un comunicato stampa. Una frana non si arresta con una delibera. E una transenna, per quanto resistente, difficilmente può essere considerata un’opera di mitigazione del rischio idrogeologico.

La politica può attendere il momento giusto per inaugurare, spiegare o rivendicare. Il terreno, invece, segue altre regole.

E allora la domanda torna inevitabile: a che punto sono realmente quei cantieri?

Perché a Teramo, per il momento, il rumore più concreto della lotta al dissesto sembra essere ancora quello delle transenne che vengono trascinate sull’asfalto.

Il resto, per ora, sono parole come il cinema muto delle macroaree e dei comitati di quartiere. Inesistenti.

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