Avete mai visto il corollario delle foto dei tagliatori dei nastri?
Qualsiasi sia l'argomento, l'importante è la cartolina come piccoli paolini di turno; l'importante è esserci nel ritaglio del comunicato stampa.
La sagra dei panni stesi con o senza i delicati, l'ammorbidente, il bidente della civiltà.La Sagra dei capelli con il risvolto, volti dell'occidente in diaspora. L'importante è apparire senza scegliere l'essere di un vero e proprio cambiamento della società. Chi sono i collezionisti, i virulenti portatori di nastri? Non sono i sindaci o i presidenti delle varie proloco; sono i parvenu della fotografia che hanno tutti in comune lo stesso sorriso a tre dimensioni. Cercano in tutti i modi l'invito per poi manifestare la sorpresa e quel finto imbarazzo. Piccoli clown con il naso rosso che non si rendono conto del punto di ridicolo che toccano cercando di allungare le mani sullo scettro del potere, le forbici dei tagliatori di nastro. Un verosimile per giustificare l'intera esistenza. Ci sono perchè valgo. L'anti virus? La rivoluzione. Quando nascerà quel sindaco o vero ospite della manifestazione che farà inaugurare il tutto per il tutto dalla gente, quella vera. Quelle che paghe le tasse, i tributi; quella che li ha votati; quella che non esiste ma che viene munta; quella che si trova sempre dall'altra parte dei privilegi e dei privilegiati; quella che non sorride a tempo ma che rappresenta, l'animus possidendi della pietas umana. Quella che non si vede nelle fotografie ma che applaude il circolo dei momentanei. Quella gente che vorrebbe inaugurare; quella gente che vorrebbe veramente applaudire l'assenza delle liste di attesa, della fine della Ricostruzione, dell'insediamento di nuovi imprenditori e di tanti posti di lavoro, della diminuzione delle bollette con energie alternative pubbliche, di un sociale a misura di famiglia. Quella gente che vorrebbe finalmente inaugurare il manifestarsi di una politica di valore e di valori. Ecco, tutto il resto è un taglio alla politica dei soliti mostri.
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