Con il pensionamento di Nicola Di Paolantonio, grande professionista e soprattutto caro amico, il Comune di Teramo si ritrova senza il suo giornalista e, di fatto, senza un ufficio stampa operativo nella forma conosciuta fino a oggi.
Sul sito istituzionale del Comune l’Ufficio stampa e comunicazione viene ancora descritto come la struttura che cura, tra le altre cose, i rapporti con giornalisti, addetti stampa e mass media, la rassegna stampa e i contenuti destinati alla comunicazione esterna.
Nel frattempo il bando destinato a ridisegnare questo settore è diventato quasi un teatro dell’assurdo: oltre dieci rinvii, uno dietro l’altro, che ormai superano il confine della normale prudenza amministrativa e diventano politicamente imbarazzanti.
Che cosa bisogna ricordare al sindaco Gianguido D’Alberto?
Prima di tutto che un Comune non è obbligato in assoluto ad avere un ufficio stampa. Ma se decide di svolgere attività di informazione verso i mezzi di comunicazione deve muoversi nel perimetro fissato dalla legge 150 del 2000, la norma che disciplina informazione e comunicazione nelle pubbliche amministrazioni e distingue l’informazione destinata ai media dalla comunicazione rivolta ai cittadini.
Il punto è semplice: il pensionamento di un giornalista non autorizza scorciatoie.
Un dipendente amministrativo può pubblicare atti, fornire informazioni di servizio e occuparsi della comunicazione istituzionale. Altra cosa sono la gestione professionale dei rapporti con la stampa, la redazione giornalistica dei contenuti e l’organizzazione dei flussi informativi verso televisioni, giornali, radio e testate online.
Non basta cambiare il nome a una funzione per cambiarne la natura.
Teramo deve quindi decidere che cosa vuole fare: avere un vero ufficio stampa, organizzato secondo le regole e con professionalità giornalistiche, oppure rinunciarvi e limitarsi alla comunicazione amministrativa.
Ciò che non può durare all’infinito è questa terra di mezzo.
Dopo oltre dieci rinvii non è più soltanto una questione tecnica. È una questione di credibilità dell’amministrazione.
Il Comune di Teramo ha bisogno di spiegare perché quella procedura continua a slittare, quali siano gli ostacoli e soprattutto quale modello di informazione istituzionale intenda garantire alla città.
Perché un ufficio stampa non serve al sindaco di turno.
Serve ai cittadini, alla trasparenza e al diritto di conoscere ciò che accade dentro il proprio Comune.
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